Renzi sui tecnici italiani in Libia: “non dovevano andarci”

 Il premier: “I quattro sono entrati in Libia quando c’era un esplicito divieto di entrarci da parte nostra”. Ma la Bonatti non ci sta: “Da mesi collaboriamo a stretto contatto con l’unità crisi della Farnesina”

di Luca Romano

“Ovviamente noi eravamo in Libia per un ruolo ben preciso che avevamo e abbiamo tuttora all’interno degli impianti della Mellitha Oil and Gas. Sono 8 mesi che collaboriamo a stretto contatto con l’unità crisi della Farnesina. Abbiamo adempiuto tutti gli obblighi di legge” che deve rispettare chi opera in settori strategici e in aree critiche. A dirlo è Paolo Ghirelli, presidente della Bonatti, società per cui operavano i due tecnici italiani uccisi e i due rientrati in Italia in merito alle ragioni per cui si trovavano in Libia.

“Attualmente sono una decina gli italiani che operano per noi in Libia”, ha spiegato Ghirelli. Che poi ha aggiunto: “Una parte dei nostri addetti, circa 250, sono espatriati internazionali, cioè non personale non libico, e tra questi c’è un numero limitato di italiani, una decina, impegnati in funzioni che richiedono competenze tecniche evolute; gli altri, circa 300, sono libici”.

La risposta della Bonatti è riferita al premier Matteo Renzi, che ieri ha dichiarato che andranno accertate “le responsabilità, perché i quattro sono entrati in Libia quando c’era un esplicito divieto di entrarci da parte nostra”.

“Il tema è abbastanza delicato”, ha sottolineato Ghirelli. “Noi capiamo il senso di queste parole in questi momenti, però ci sarà modo e tempo di chiarire ciascuno le proprie posizioni. Noi siamo sereni di aver agito e di aver fatto fare cose che tengono conto della situazione complessiva e della sicurezza della nostra gente”.

 

da Il Giornale

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