Philips compra Saeco e manda via 243 persone. I commercianti: “non venderemo più i loro prodotti”.

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Gli operai della Saeco di Gaggio Montano, in provincia di Bologna, sull’Appennino tosco-emiliano, protestano contro i 243 esuberi annunciati dall’azienda, ma non sono da soli: al loro fianco ci sono i commercianti e l’intero paese. Spiega Carlo, uno dei lavoratori: “Il presidio non si abbandona”.

Quello di questi operai sarà dunque un Natale speciale perché – spiegano a ‘Il Fatto Quotidiano’ – “se non si torna indietro qui è una catastrofe, la montagna muore”. La Saeco è un prodotto a marchio Philips e da parte dei commercianti è iniziato un vero e proprio boicottaggio nei confronti della multinazionale olandese, come conferma Paolo, della Gt Service di Gaggio, un negozio di elettrodomestici: “Le multinazionali non possono essere i padroni del mondo, dobbiamo combattere, e salvare le nostre aziende. Non possono continuare a venire in Italia per portare via tutto ciò che di meglio il nostro Paese, a livello manifatturiero, ha da offrire”. I commercianti si rifiutano di vendere prodotti del noto marchio e  durante la protesta abbassano le serrande in segno di solidarietà.

Tra le iniziative, un particolarissimo flashmob in cui 243 magliette rosse vengono cucite insieme, perché – spiega Carlo – “ognuna di esse simboleggia uno di noi, che nel 2016 potrebbe essere licenziato. Siamo tutti a rischio, nessuno qui si sente sicuro. E’ una gran brutta sensazione, in un’Italia così, piegata dalla crisi e dalla disoccupazione. Perché lo sappiamo tutti che se dovessimo rimanere a casa, difficilmente troveremmo un posto come questo”.

Anche la moglie di Carlo lavorava nello stabilimento con un contratto interinale, poi è stata lasciata a casa: “Non ha più trovato un lavoro fisso, dopo, solo impieghi saltuari” – spiega il marito – “Ed ecco perché siamo qui, invece che a casa, radunati attorno a un albero di Natale: il lavoro è tutto. E va difeso”. Philips, che si è comprata il marchio italiano nel 2009, ha in seguito iniziato a spostare la produzione in Romania, dove la manodopera costa meno, annunciando quindi che la metà del personale che oggi lavora nello stabilimento dell’Appennino tosco-emiliano, vale a dire quella che assembla le macchine per il caffè a uso domestico, sarà lasciata a casa.

Da:direttanews.it

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