La Sicilia dice addio ai limoni: nei negozi frutti esteri a 4 euro

In sei anni sparito un quinto degli agrumeti impiantati nell’Isola. Coldiretti: “La speculazione parte da Sudafrica e Argentina”.

La Sicilia non è più la terra dei limoni, che da qualche mese hanno raggiunto prezzi da capogiro sui banchi di fruttivendoli e supermercati. L’allarme di Coldiretti arriva con un dato preoccupante: la riduzione di oltre il 20 per cento dei limoneti nell’Isola, che nel 2010 si estendevano su una superficie di circa 22.400 ettari, e nel 2015 sono diventati 17.800. E per quest’anno si teme un’altra riduzione.

Ma i dati della Coldiretti sono solo una statistica che non dà contezza di quello che succede nel mercato. Perché in agosto, complice la riduzione della produzione siciliana, i limoni al supermercato hanno spuntato un prezzo di quasi 4 euro al chilo. Tre volte più costosi delle banane che sono un frutto di importazione, facendo andare su tutte le furie le massaie. Com’è possibile tutto ciò?

I limoni che arrivano sul mercato in questo periodo fanno migliaia di chilometri prima di arrivare sul banco di Ballarò o al Carrefour. Vengono infatti da Sudafrica e Argentina. “Ma si tratta di un prodotto di scarsa qualità – dice il presidente di Coldiretti Sicilia Alessandro Chiarelli – nulla a che fare con le qualità organolettiche di quello siciliano”.

Coltivati in prevalenza nelle pianure costiere di Palermo, Messina, Siracusa e Catania, i limoni sono solo una voce della crisi agrumicola. A livello nazionale negli ultimi 15 anni secondo la Cia si è volatilizzato il 50 per cento dei limoni, il 31 degli aranci e il 18 dei mandarini.

È possibile invertire la tendenza? “Le aziende di media grandezza devono diversificare la produzione, in modo da bilanciare le eventuali perdite da alcune colture scarsamente redditizie per improvvisi eventi meteorici. Quanto ai nuovi impianti di limoni hanno certamente un senso, il mercato c’è, ma bisogna puntare su cultivar di prestigio come Interdonato e “apireni” cioè senza semi. Ma bisogna creare nuovi impianti là dove ci sono le giuste condizioni, non certo a Pantelleria”.

Fonte Repubblica.it

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