Colombo? Le grandi civiltà dell’Antico Egitto e dell’Antica Africa avevano raggiunto già le Americhe

È ormai comunemente noto tra gli accademici che Cristoforo Colombo non ha affatto  scoperto l’America, anche perché è impossibile scoprire un popolo e un continente che già lì esisteva, insieme alla sua fiorente cultura. Ci si può solamente chiedere: come ha fatto Colombo a scoprire l’America mentre la gente di quel luogo lo stava guardando dalle coste americane?

Contrariamente alla credenza popolare, la storia degli afroamericani non è iniziata con la schiavitù nel Nuovo Mondo. Un  enorme  quantità di prove emerse dimostra che gli africani avevano navigato frequentemente attraverso l’Atlantico verso le Americhe migliaia di anni già prima di Colombo, ed anche prima di Cristo. Le grandi civiltà dell’Antico Egitto e dell’Antica Africa occidentale avevano raggiunto le Americhe, contribuendo immensamente ai primordi della civiltà americana, importando l’arte della costruzione delle piramidi, sistemi politici e  pratiche religiose, così come la matematica, la scrittura e un calendario sofisticato.

La prova più evidente della presenza africana in America prima di Colombo proviene dalla penna di Colombo stesso. Nel 1920, un famoso storico statunitense e linguista, Leo Weiner dell’Università di Harvard, nel suo libro “l’Africa e la scoperta dell’America” ha spiegato come Colombo avesse annotato nel suo diario che i nativi americani avevano confermato che “gente dalla pelle nera era giunta dal sud-est con delle imbarcazioni per commerciare in lance dorate”.

Uno dei primi casi documentati di africani che hanno navigato e si sono stabiliti nelle Americhe è quello degli egiziani di pelle nera,  guidati dal re Ramses III, durante la 19° dinastia nel 1292 aC. Infatti, nel 445 aC, lo storico greco Erodoto ebbe a scrivere sulla grande marineria degli antichi faraoni egiziani e sulla loro abilità nella navigazione. Un’ulteriore prova concreta, scoperta dal Dr. Imhotep e in gran parte ignorata dagli archeologi eurocentrici, riguarda “manufatti egizi trovati in Nord America dagli scritti Algonchini della  costa orientale, nonché manufatti e toponimi egiziani nel Grand Canyon”.

Nel 1311 dC., un’altra grande ondata di esplorazione africana nel Nuovo Mondo è stata guidata dal re Abubakari II, il sovrano dell’impero del Mali del XIV secolo, che era più vasto del Sacro Romano Impero. Il re inviò 200 navi di uomini e 200 navi di materiale commerciale, piante,  animali, stoffe e la fondamentale conoscenza africana dell’astronomia, della religione e delle arti.

Pensare esploratori africani che attraversano le vaste acque atlantiche in imbarcazioni primitive può sembrare improbabile, o forse esagerato per alcuni. Tali incredibili traguardi della navigazione non sono così irraggiungibili come sembra, visto che numerosi tentativi odierni hanno mostrato con successo che senza un remo, il timone o una vela, le antiche imbarcazioni africane, tra cui le piroghe, sarebbero state certamente in grado di attraversare il vasto oceano in un tempo di traversata misurabile in settimane.

Dal momento che i tempi consentono di indagare l’Epoca dell’esplorazione europea, lontano da ogni pregiudizio razziale o culturale, gli storici stanno iniziando a riconoscere che i popoli dell’Africa furono provetti navigatori molto prima degli Europei, contrariamente al pensiero corrente.

Naturalmente, alcuni storici occidentali continuano a contestare tale fatto perché, consciamente o inconsciamente, sono ancora legati alle convinzioni del 19° secolo per le quali la marineria è stata monopolio dell’Europa.

Dopo tutto, la storia vi dirà che la navigazione oceanica è la quintessenza dei traguardi raggiunti dalla tecnica Europea, l’unico trofeo di cui gli europei sono terribilmente orgogliosi. La marineria ha permesso all’Europa di conquistare il mondo. L’idea che gli africani neri abbiano sfidato le acque ruggenti dell’Oceano Atlantico precedendo gli europei nel Nuovo Mondo minaccia la presunzione dei bianchi di essere stati padroni dei mari.

Quando pensiamo all’antico Messico, le prime civiltà che vengono in mente sono gli incas, gli aztechi e i maya. Tuttavia, nei primi anni del 1940, gli archeologi scoprirono una civiltà, detta degli olmechi del 1200 a.C, che ha preceduto qualsiasi altra civiltà avanzata nelle Americhe. La civiltà olmeca, che era di origine africana e dominata dagli africani, è stata la prima civiltà significativa in centroamerica ed è la cultura madre del Messico.

Gli olmechi sono forse più noti per le colossali teste  scolpite che si trovano in Messico centrale, le quali presentano un inconfondibile aspetto negroide africano. Il professor Van Sertima, docente di storia africana antica, ha illustrato come gli Olmechi fossero la prima civiltà centroamericana ad utilizzare la lingua scritta, una sofisticata astronomia, l’arte e la matematica e come furono capaci di costruire la prima città del Messico; tutto ciò ha fortemente influenzato i maya e le successive civiltà americane. “Non c’è il minimo dubbio che tutte le civiltà successive di [Messico e America Centrale], si sono formate, in ultima analisi, sulle fondamenta olmeche,” ha una volta osservato Michael Coe, un illustre storico del Messico.

Gli africani hanno chiaramente svolto un ruolo complesso nell’ascesa dell’Impero olmeco e tale influenza africana ha raggiunto il picco nello stesso periodo in cui in Africa diventò egemone l’antica cultura nero-egiziana.

Un chiaro indicatore dei viaggi degli africani attraverso l’Atlantico in epoca precolombiana sono i recenti ritrovamenti archeologici di tracce di sostanze stupefacenti di origine americana nelle antiche mummie egiziane, fatto che ha lasciato gli storici contemporanei sbalorditi. La tossicologa tedesca Svetla Balabanova ha rilevato tracce di cocaina e nicotina nelle antiche mummie egizie. Queste sostanze sono note per essere ottenute unicamente da piante americane. La cocaina sudamericana è un prodotto della coca Erythroxylon e la nicotina si ottiene dalla Nicotiana tabacum. Tali composti possono essere stati introdotti nell’Antico Egitto solo attraverso il commercio con gli americani.

Le similitudini tra le primitive religioni degli Africani e degli Americani indicano inoltre un significativo scambio interculturale. I maya, gli atzechi e gli inca possedevano tutti divinità dalla pelle nera ed i  ritratti delle divinità nere a noi giunti lo confermano. Per esempio, gli antichi ritratti di Quetzalcoatl, il dio serpente messianico, e di Ek-Ahua, il dio della guerra, sono senza dubbio neri dalla pelle scura e con capelli lanuginosi. Perché i nativi americani avrebbero dovuto venerare immagini così inconfondibilmente africane senza averle mai viste prima? Numerosi dipinti murali nelle grotte di Juxtlahuaca raffigurano la famosa ed antica “apertura della bocca” di foggia egiziana e le rituali libagioni incrociate. Tutte queste analogie religiose sono troppo grandi e si verificano troppo spesso per essere semplici coincidenze.

Il professor Everett Borders rileva un altro indicatore molto importante della presenza africana, che è la natura delle prime piramidi americane. La costruzione delle Piramidi è una tecnologia altamente specializzata. Nell’Antico Egitto tale tecnologia si è evoluta dall’originale piramide a gradoni di Djosser, fino al prodotto rifinito e più sofisticato di Giza. Tuttavia, a La Venta, in Messico, gli  olmechi hanno costruito una piramide completamente rifinita, senza segni di precedente evoluzione progressiva. Le piramidi olmeche e quelle  egiziane e sono state costruite entrambe sullo stesso asse nord-sud ed avevano metodi costruttivi sorprendentemente simili. Significativamente, tutte queste piramidi sono anche  servite per lo stesso duplice scopo, la tomba e il tempio.

Le antiche analogie transatlantiche nella botanica, nella religione e nella tecnica di costruzione delle piramidi costituiscono solo una parte dei segnali  di influenza africana nell’antica America. Altri indicatori includono l’astronomia, l’arte, i sistemi di scrittura, la flora e la fauna.

Storicamente, i popoli africani sono stati eccezionali esploratori ed esportatori della loro cultura in tutto il mondo. Durante tutti questi viaggi, gli esploratori africani non hanno mai avuto fama di iniziare guerre devastanti contro i popoli con cui entrarono in contatto. La più grande minaccia per il glorioso futuro dell’Africa è l’ignoranza del glorioso passato del suo popolo.

Le civiltà precolombiane delle Americhe ricevettero fondamenta costruite dagli africani e sviluppate dall’ingegnosità dei nativi americani. Purtroppo, l’America, in epoca postcolombiana, si fondò sul genocidio degli indigeni americani, fu costruita sulle spalle degli schiavi africani e continua a funzionare sullo sfruttamento dei lavoratori in patria e all’estero.

Senza dubbio, gli africani hanno aiutato a civilizzare l’America ben prima che gli europei “scoprissero” l’America, e ben prima che gli europei sostenessero di aver civilizzato l’Africa. Le crescenti prove di ciò stano diventando sempre più palesi ed evidenti per essere ignorate. È giunto il momento che i responsabili delle politiche di istruzione riesaminino i loro programmi scolastici per ristabilire la verità sulla lunga storia dell’America precolombiana.

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