Cile, il latte del diavolo: trucidati 6 mila vitelli per aumentare la produzione

Il lattaio neozelandese Manuka è diventato il market leader del Cile inducendo aborti alle vacche e sterminando i vitelli maschi. Si è aperta un’inchiesta per il maltrattamento e la morte di 6 mila animali, anche se i dirigenti non rischiano la galera che certamente avrebbero in patria.

Quando il lattaio neozelandese Conall Buchannan sbarcò in Cile con l’idea di aprire una succursale della sua azienda, raccontò alla stampa una favola molto serena. Lui e la moglie avevano viaggiato attraverso l’Europa Centrale, l’Asia e l’America in cerca del luogo più adatto ad installare un’attività, riconoscendo nel Cile «un’isola felice nell’America Latina, dove gli stranieri vengono accolti a braccia aperte». Il piano era quello di invitare subito almeno altre 10 famiglie neozelandesi per dare vita a una produzione di latte pensata nell’arco di 15 anni nel futuro.

Comprando circa 22.500 ettari di terreno nella X° Regione, i Buchannan e i loro connazionali stavano creando Manuka, il principale produttore di latte del Cile. Il Paese era ricco di opportunità, anche se ammettevano che i servizi erano «piuttosto scadenti, rispetto a quelli della Nuova Zelanda», visto che per esempio, se restavano senza luce, dovevano «attendere tutto il giorno prima che l’energia fosse riallacciata». Chi lo avrebbe mai detto che oggi, a circa 9 anni di distanza dall’inizio della loro romantica avventura commerciale, uno dei servizi di quello stesso Stato inefficiente, precisamente la magistratura, arrivasse a scoprire che la loro azienda agricola è in realtà un campo di sterminio e tortura per bovini?

Secondo quanto denunciato in procura da alcuni dei loro operai, allegando documentazione video disponibile on line, ma non riprodotta in questo articolo per ragioni di pubblico decoro, Manuka ha ucciso negli ultimi anni migliaia di vitelli maschi, obbligando i dipendenti a colpirli sulla testa con delle mazze, a buttarli in una fossa comune e a seppellirli vivi nel caso in cui avessero resistito al colpo.

Messi davanti a queste accuse, i dirigenti di Manuka, che possiede circa 40 mila capi di bestiame e produce 100 mila litri di latte all’anno, hanno spiegato che gli esemplari maschi delle vacche da latte non hanno alcuna funzione commerciale e che le uccisioni erano in realtà eutanasie, eseguite secondo le norme del sistema agroalimentare cileno. Il fatto però è stato subito contestato dall’associazione dei piccoli produttori artigianali cileni, i quali rifiutano la cosiddetta eutanasia per i capi maschi.

In seguito alle denunce, i dipendenti che hanno testimoniato hanno anche spiegato che a Manuka le vacche vengono ingravidate e poi quando raggiungono una fase della gestazione in cui sono già in grado di produrre latte, vengono fatte abortire per ottimizzare il sistema, che prevede 4 mungiture al giorno e l’alimentazione degli esemplari più giovani attraverso dei surrogati. Questa pratica e quella di uccidere i vitelli viola le norme per la tutela degli animali del Cile, anche se come ha spiegato il parlamentare Fidel Espinoza, non prevede il carcere per chi la impone, come invece accadrebbe nella Nuova Zelanda in cui i Buchannan sono nati.

Fonte: pangeanews.net

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