Carpeoro: oligarchi in guerra, e idioti che tifavano Trump

Tratto da LIBRE

«Stupiti che Trump abbia sparato missili sulla Siria? Friggeva dalla voglia di farlo, e finalmente l’ha fatto. Con buona pace dei tanti idioti che avevano creduto in lui, come fosse qualcosa di diverso dai suoi predecessori». In collegamento con Fabio Frabetti di “Border Nights”, l’autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo” spiega così l’ultimo sussulto di guerra in Medio Oriente: «E’ la guerra degli oligarchi, sgomitano per non restare indietro: sanno che le risorse del pianeta stanno per finire, e ciascuno tenta di conquistare la prima fila per mettere in atto il suo Piano-B». Soldi, interessi. Nient’altro. Da conquistare con ogni mezzo, dai missili al terrorismo “false flag”, targato Isis, che nel frattempo colpisce anche la Svezia, a Stoccolma, con il “solito” veicolo lanciato sulla folla, come già a Nizza, a Berlino, a Londra. Carpeoro legge gli indizi dell’escalation: «Tanti attentati, in serie, temo preparino un attentato più devastante». Il metodo del camion-kamikaze? Micidiale: «Costi minimi, rischio zero, potenzialità di fare enormi danni: gli stessi di un grosso investimento in termini di intelligence, che però comporterebbe alti costi e grandi rischi». Strada ormai obbligata, per l’Isis: «Senza più una base territoriale, è più semplice mandare in giro dei “cani sciolti”, destinati a colpevolizzare l’Islam, che ovviamente non c’entra niente».

Carneficine in Europa, bombe in Medio Oriente: questa la minestra che oggi passa il convento. Ed era perfettamente inutile sperare che dagli Usapotesse davvero arrivare un’inversione di tendenza, a livello geopolitico. «Trump fa parte della stessa Carpeorologica dei suoi predecessori, perché dovrebbe muoversi in maniera diversa?». Insiste Carpeoro: «Non aspettatevi che Trump faccia rivoluzioni. Non è un rivoluzionario: è uno che campa con gli appalti, è un uomo del sistema. Perché non dovrebbe far parte della stessa logica di prima?». Per convincersene, qualcuno ha avuto bisogno di assistere al raid missilistico sulla Siria. «Non so quanti americani hanno creduto che Trump costituisse un cambiamento – aggiunge Carpeoro – ma quelli che l’hanno creduto sono il problema vero di questo mondo. E cioè: nel mondo c’è una percentuale di idioti troppo estesa, in qualunque Stato del pianeta. Questo è il problema». L’invito è ad aprire gli occhi: «A chi giova la guerra in Siria? A quelli che vendono le armi. Poi ci sono altri interessi economici consistenti: ognuna delle fazioni in campo vuole appropriarsi di tutto per gestire un potere economico derivante dal petrolio. E infine ci sono gli interessi spicci, che sono la vendita della droga, delle armi e del petrolio».

L’orizzonte, per Carpeoro, è tristemente chiaro: a monte, «ci sono gruppi oligarchici mondiali che si stanno scontrando per il potere». E quello che fanno – compreso il lanciare missili – va letto attentamente. L’attacco con i Tomahawk, per esempio, è stato stranamente inefficiente: solo 23 missili a bersaglio, su 59. «E nonostante i 23 missili a bersaglio, ci sono stati solo 5 morti». Un aspetto “genetico”, in questo tipo di attacco: non certo casuale, visto che non esistono ripari anti-missile. «In realtà, nella sua fisiologia, questo attacco è alquanto sospetto e discutibile: 23 missili su 59 è una percentuale inaudita, scandalosamente fallimentare, tale da rimuovere il capo del Pentagono. Se poi aggiungiamo che i 23 missili andati a segno hanno fatto solo 5 morti, si capisce che questo attacco desta perplessità». Da più parti si paventa che in Siria sia in atto la stessa inesorabile strategia di “conquista” che ha travolto Afghanistan, Iraq e Libia? Carpeoro non concorda: «In quei paesi è Guerra del Golfostata portata la guerra, ma non ha vinto nessuno. Qualcuno ha messo davvero le mani, sulla Libia, fino ad oggi? Qualcuno è riuscito a “occidentalizzare” l’Iraq? In realtà, questo scontro, nessuno l’ha vinto. E sono vent’anni, che nessuno vince».

La prima guerra in Iraq è del 1991: da allora, e siamo nel 2017, quella guerra non l’ha vinta nessuno. «Come fai a sfruttare economicamente territori dove imperversano le bombe? Il petrolio iracheno viene sfruttato per il mercato nero, per i commerci illeciti, per barattarlo con droga. Ma non ci può essere uno sfruttamento industriale, razionale, di un bacino petrolifero dove ci sono bombe e gente che gira armata». Tutti questi devastanti sforzi bellici, che hanno raso al suolo intere regioni del pianeta, «sono stati spesi per ottenere cose che non sono state ottenute: questa è una guerra che gli americani pensavano di vincere dall’inizio, e che dopo 25 anni ancora non hanno vinto». E questo perché la superpotenza statunitense è minata al suo interno: «Si sono creati due fronti: il primo è un fronte massonico, e il secondo è un altro tipo di fronte interno. Questo è nato perché, a fare man bassa di tutto, fossero gli interessi economici rappresentati dai Bush. Ma non ci sono solo gli interessi dei Bush, in America: c’è qualcun altro, a cui sono girate le palle. E ha detto: se facciamo diventare troppo potenti i Bush, come possiamo continuare a fare affari pure noi? Trump, ad esempio, è proprio il simbolo dellaguerra a Bush, non della guerra alla guerra».

Donald Trump, ricorda Carpeoro, è stato candidato per sbarrare la strada della Casa Bianca al più giovane dei Bush, Jeb. Ma Trump «rappresenta interessi che hanno le stesse caratteristiche di quelli dei Bush». E’ quindi «una guerra interna, tutta loro, tra questi oligarchi maledetti, che pretendono di fare sempre più soldi e pretendono pure di farsi la guerra tra loro – per quello non vincono». Si fa presto a dire “l’America”, ma gli Stati Uniti non sono solo i petrolieri: «Sono anche quelli che fanno macchine, che fanno la CocaCola, sono un buon 30-40% della farmacologia mondiale. E questi soggetti, fortunatamente (o sfortunatamente, non so dire) ormai sono tutti agitati dal fatto che ci sia uno solo di loro che possa “chiamare banco” e condizionare tutti gli altri». Un caos assoluto, molto sanguinoso, che forse è persino peggiore del disegno mondialista: «Se Trumpquel progetto riuscisse, almeno ci si potrebbe organizzare per una resistenza». Ma attenzione: «La litigiosità degli oligarchi dipende dal fatto che stanno finendo le risorse fossili del pianeta. Quando saranno finite, cosa accadrà?».

Sempre secondo Carpeoro, «dietro a tutto quello che sta succedendo nel mondo, probabilmente, c’è la strategia di un Piano-B rispetto agli attuali assetti economici globali. Ognuno, di Piano-B, ha il suo. E tutti si stanno scontrando per attuare il proprio». E attenzione: «Che i cattivi facciano i cattivi non mi preoccupa, è il loro mestiere», aggiunge Carpeoro. «Il problema sono i troppi idioti in circolazione, che non fanno il loro dovere». Prendiamo l’Italia: «Non mi stupisce cheBerlusconi abbia fatto quello che ha fatto, trovo invece più innaturale il comportamento dei suoi avversari». In altre parole, «la gente deve cambiare testa, con un moto di massa. Ma succederà solo per necessità: quando non ci saranno più risorse, e la mattina non si potrà più usare l’ascensore mancando l’energia elettrica». Il conto alla rovescia è scattato, e “loro” lo sanno: per questo si combattono. «Le risorse stanno per finire. E queste guerre avvengono proprio per prendersi i posti in prima fila. Ognuno di questi potentati si è già disegnato un Piano-B per quando ci saranno determinati problemi. E ovviamente, per poterlo realizzare, devono essere in prima fila. E’ come nelle corse ciclistiche: negli ultimi chilometri, chi vuole vincere deve stare assolutamente in testa, perché se si ritrova imbottigliato in coda non può vincere. Questa guerra a cui stiamo assistendo è esattamente questo: si chiama “bagarre”, tecnicamente. Non è una guerra vera, è una bagarre». Con moltissime vittime, e nessun “eroe” ai posti di comando.

Fonte libreidee.org

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