Strage del Ponte, il perito del giudice anticipa tutti in tv: “Le cause? Tiranti corrosi e lavori a metà”.

Bernhard Elsener in un documentario di 80 minuti su una emittente svizzera: «Emergenza nota e sottovalutata dagli Anni 80». I legali degli indagati: «Inaudito, accertamenti in corso e secretati»

MATTEO INDICE

La premessa: «Il difetto del Morandi, visto con gli occhi di oggi, è che non ha ridondanza: quando uno degli stralli (i tiranti con anima in acciaio e guaina in calcestruzzo che scendono da ciascuno dei tre piloni principali, ndr) si rompe, cade il ponte». Ed è andata così? «A causa dei problemi di umidità i cavi si sono assottigliati e si spezzano facilmente. E abbiamo trovato meno cavi integri di quelli che avremmo dovuto trovare».

I difetti nella colata diagonale

Di più: l’acqua si è insinuata con ogni probabilità perché il calcestruzzo, colato al momento della costruzione necessariamente in diagonale, ha lasciato delle fessure. E le possibili cause alternative, tipo la bobina, il fulmine, qualcos’altro? «Petardi di nebbia (fumo negli occhi, ndr) che vengono messi in giro».

Ma se Autostrade avesse compiuto su tutti i sostegni l’intervento di rinforzo che fu eseguito su uno soltanto? «Il ponte sarebbe ancora in piedi». E il consulente del Politecnico di Milano che segnalò criticità, ma non ottenne risposta dal concessionario? «Doveva sollecitare o rivolgersi al Ministero, non può dormire tranquillamente».

«Non dovevano dormirci»

Bernhard Elsener, docente a Zurigo e a Cagliari, non è un esperto fra i tanti interpellati negli ultimi mesi sulle cause della strage di Genova, 43 vittime nel crollo del 14 agosto scorso, ma uno dei periti nominati dal giudice Angela Maria Nutini per l’incidente probatorio nell’inchiesta sul massacro. In pratica colui che, come se già si fosse a processo, deve stabilire insieme ai colleghi Massimo Losa e Giampaolo Rosati perché si è compiuto lo scempio. Elsener lo ha praticamente anticipato in televisione, nel documentario “Il ponte spezzato” mandato in onda giovedì sera da Rsi – Radiotelevisione svizzera per il settimanale d’inchiesta “Falò”, e durato 80 minuti. Si tratta di un’anticipazione di grande forza divulgativa, a prescindere dalle valutazioni giudiziario-procedurali che saranno proposte dalle varie parti coinvolte nel processo. Sia i legali della galassia Autostrade (il pool è guidato in particolare dagli avvocati Paola Severino, Giovanni Accinni, Giorgio Perroni, Massimo Ceresa Gastaldo e Michele Andreano), sia quelli che assistono i dirigenti ministeriali nel mirino (in primis Maurizio Mascia, Massimo Bevere, Pierluigi Ciaramella e Nicola Scodnik) dopo una serie di riunioni stanno valutando se e come intraprendere azioni: «L’exploit televisivo è comunque inaudito – ribadiscono alcuni di loro – gli accertamenti sono ancora in corso».

«Se cede il tirante cade il viadotto»

Va detto subito che Rsi ha prodotto un lavoro capillare e approfondito, esito di decine d’interviste con le quali sono stati circoscritti i nodi salienti sollevati nelle settimane successive alla strage. L’input era rappresentato in teoria dall’esclusiva che l’emittente elvetica aveva ottenuto per seguire i rilievi del laboratorio Empa di Zurigo su alcune macerie, selezionate dagli inquirenti e inviate appunto in Svizzera. E però nel corso delle riprese prima, e in studio poi, Elsener si è spinto oltre. «Il crollo ci ha dimostrato quello che si sa dagli Anni 80 (prima bordata ad Autostrade, nel caso in cui desse la colpa alla costruzione del ponte, ndr): il calcestruzzo armato non è eterno, si può deteriorare». Ma perché il Morandi è caduto? «È basato su un particolare sistema di bilanciamento: quando manca uno degli stralli diventa asimmetrico e cade». Nel dettaglio: «Gli stralli sono solo 4 per pilone e questo è il punto debole. Se fallisce uno dei quattro stralli, la pila crolla, non c’è possibilità che resti in piedi».

«La bobina non c’entra»

E in che condizione erano i cavi degli stralli? « Avevano un livello di corrosione inaspettato». Per quale ragione erano corrosi? «O perché l’ambiente protettivo è mancato dall’inizio (e qui è la redazione, evidentemente su indicazione del perito, a spiegare che si possono creare fessure nel calcestruzzo a causa dei problemi di colata diagonale, peculiare del tirante e meno efficace di una verticale, ndr). Oppure perché sostanze aggressive sono penetrate e hanno corroso i cavi».

A un certo punto compare davanti alle telecamere Gabriele Camomilla, ex direttore ricerca e manutenzione di Autostrade, che coordinò nel 1993 l’intervento sui tiranti del pilone 11 (rimasto in piedi). «Posizionammo 48 stralli esterni – spiega – autosufficienti. Sugli altri piloni non intervenimmo poiché non erano ammalati così gravemente: sarebbe stato come paragonare dei foruncoli a un tumore (in realtà nel report conclusivo parlò di ammaloramenti «diffusi» su tutte le pile, ndr)».

Camomilla oggi è indagato, ma nell’intervista profila concause del disastro, tra cui la famigerata caduta d’una bobina da un camion in transito. Ed Elsener, il perito del tribunale, davanti a quest’opzione sorride: «Rimaniamo con i piedi per terra e non cerchiamo cose fantasiose… Se nel 1993 avessero riparato tutti i piloni, il ponte sarebbe in piedi». Per lui le cose sono già chiarissime.

Fonte LaStampa

Precedente Stiamo diventando sempre più stupidi: crolla il Qi in Europa Successivo Con Haftar, la Francia riprova a sfrattare l’Italia dalla Libia