30 Agosto 1868, Michelina De Cesare uccisa ed esposta nuda in piazza

La Storia, come essa stessa ci insegna, non è soltanto uno strumento attraverso cui mettere per iscritto gli accadimenti per tramandarli e non dimenticarli, ma anche, e soprattutto, la maniera in cui il Potere racconta la realtà, volgendola a proprio favore, d’altra parte il detto lo conoscono tutti: la Storia è scritta dai vincitori.

La bella Michelina Di Cesare
La bella Michelina De Cesare

Dai vincitori è stata altresì scritta la storia dell’Unità d’Italia, la quale, alla luce di un sempre più approfondito revisionismo storico con tanto di prove documentate, andrebbe riscritta, pur senza scadere nell’eccesso opposto. Riscritta dovrebbe essere anche la storia del brigantaggio post unitario, descritto ufficialmente come una serie di scorribande compiute da criminali i quali non volevano rispettare l’ordinamento del nuovo Regno d’Italia, e vivevano di omicidi, saccheggi, violenze.

 

 

l brigantaggio, invero, era un fenomeno molto presente da tempo nel Regno di Napoli prima, nel Regno delle Due Sicilie poi, e che fu combattuto, naturalmente, pure dai sovrani borbonici perché si trattava spesso di fuorilegge che vivevano di razzie. Quando fu fatta l’Unità d’Italia, invece, agli ex soldati dell’Esercito delle Due Sicilie che non vollero tradire passando nel Regio Esercito Italiano, e alle persone comuni che si opposero all’invasione piemontese, i quali tutti presero le armi per combattere una vera e propria guerra civile per restaurare l’indipendenza del Regno delle Due Sicilie, fu dato l’appellativo di “briganti” per screditarli presso l’opinione pubblica, agli occhi delle altre nazioni straniere, davanti agli stessi abitanti dell’Italia meridionale. Il risultato è che ancora oggi si crede il brigantaggio post unitario fu delinquenza, e non che i “briganti” siano stati donne e uomini che combatterono per la propria Patria.

Da riscrivere è anche il racconto di Michelina De Cesare, brigantessa nata il 28 Ottobre 1841 a Mignano, in Terra di Lavoro (attuale provincia di Caserta) in una famiglia poverissima e che, rimasta vedova del primo marito, si sposò con Francesco Guerra nel 1862 o 1863 (non è stato trovato un documento comprovante il matrimonio, il quale risulta da testimonianze).Guerra era un soldato borbonico che, come tanti altri, non volle tradire il giuramento di soldato e passare in un esercito nemico, capo di una banda di cui faceva parte anche Michelina e dove, pur essendo donna, ricopriva un ruolo di comando, come dimostrano le armi da lei possedute: una pistola e un fucile a due colpi.

Visto che l’Esercito Italiano non riusciva a sconfiggere i briganti, che controllavano vasti territori, rischiando seriamente di essere ricacciato, fu di nuovo intrapresa un’operazione di corruzione attraverso denaro e privilegi, lo stesso metodo che portò al tradimento di vari ufficiali, soldati e politici borbonici nel 1860/1861. A tradire Michelina Di Cesare fu il cugino Giovanni, che portava il suo stesso cognome e condusse i soldati al loro nascondiglio. Lì furono sorpresi nel sonno e uccisi Francesco Guerra e Michelina, furono denudati, fotografati e messi in mostra nella piazza principale della città.

Dai documenti fotografici si può guardare il corpo di Michelina con evidenti tumefazioni e segni di percosse, tanto da poter essere ipotizzabile che abbia subìto delle torture.

La storia ufficiale non parla di Michelina, non parla dei patrioti declassati a briganti  non parla dei massacri sulla popolazione da parte delle truppe piemontesi, non parla degli interessi economici dietro l’Unità d’Italia. La Storia è scritta dai vincitori. Tratto da vesuviolive.

La dedica di Eugenio Bennato alla brigantessa Michelina:

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