Sardegna, il lato oscuro di un paradiso: è l’isola più militarizzata d’Europa

di: La Verità di Ninco Nanco

Per tanti turisti è solo mare e spiagge da sogno. Si parla pochissimo dell’altra faccia della Sardegna: sull’isola ci sono il 67 per cento delle servitù militari italiane, i tre più grandi poligoni d’Europa. Il Territorio quindi viene contaminato, naturalmente con gravi conseguenze sulla salute.

Infatti la questione della correlazione fra impatto ambientale ed alcune forme tumorali è ancora questione dibattuta, in un contesto peraltro nel quale le omissioni e gli insabbiamenti sono all’ordine del giorno, quella della contaminazione del territorio è chiara ed evidente. I poligoni sono quello di Teulada, Capo Frasca e del Salto di Quirra, abbiamo deciso di parlare del Salto di Quirra ed entrare più nello specifico, ciò non toglie che il problema riguardi tutti i poligoni.

 

Uranio, l’inferno di Quirra

Quirra si trova in un minuscolo lembo di terra a nord-est di Cagliari. Questo piccolo angolo di paradiso, nasconde in realtà l’inferno più nero e atroce che si possa mai immaginare: il poligono sperimentale di addestramento interforze “Salto di Quirra”. Con i suoi 120 chilometri quadrati di estensione è la più importante base europea per la sperimentazione di nuove armi, missili, razzi e radio bersagli, nonché luogo in cui avviene l’addestramento di alcuni apparati delle forze armate: esercito, aeronautica e marina militare. Dal 1956, proprio qui, nel cuore della Sardegna, l’esercito italiano insieme a svariate aziende private collauda mezzi bellici da esportare nelle diverse guerre nel mondo.

 

La “sindrome di Quirra”

Nel gennaio del 2011, il pm Domenico Fiordalisi apre un’inchiesta sui ripetuti casi di linfomi, leucemie e altre patologie tumorali tra i militari, i lavoratori civili della base, i pastori che possedevano allevamenti nell’area del poligono e gli abitanti dei centri vicini. Le indagini hanno portato anche alla luce svariati casi di bestiame nato con mostruose malformazioni.

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Oltre alla terribile scoperta che il poligono è stato, per anni, utilizzato come una vera e propria discarica di materiale militare, contenente con tutta probabilità, uranio impoverito; il tutto sepolto sotto una superficie apparentemente incontaminata.

Ed è proprio nelle viscere di questa terra malata, che si trovano “gli inghiottitoi”, 11 chilometri di gallerie naturali che si estendono proprio sotto la base militare e che, secondo il geologo Francesco Lai, potrebbero contenere accumuli di sostanze nocive per la salute. Al già citato uranio impoverito, si aggiunge il torio radioattivo, che a seguito delle indagini, è stato ritrovato nel miele, nel formaggio, ma soprattutto nelle ossa di alcuni pastori deceduti che avevano accesso all’interno del poligono.

Accanto a tutte queste agghiaccianti prove dell’effettiva esistenza di una vera e propria “sindrome”, c’è l’aspetto più triste che riguarda l’indifferenza sia della Regione Sardegna, sia dello Stato italiano che hanno rinunciato a costituirsi parte civile nel processo per disastro ambientale.

 

Cosa è stato fatto di concreto per fermare tutto questo?

Si può parlare di più consulte riunite per porre fine alla servitù militare, si può parlare di bonifiche superficiali, ma nella realtà dei fatti di “concreto” nulla è stato fatto. Nonostante il popolo continua ad aspettare l’intervento dello stato, nonostante le continue proteste, di questo argomento se ne parla poco, e spesso viene censurato.

 

La verità di Ninco Nanco

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