ROMANIA. CEAUSESCU VENNE FATTO FUORI PERCHE’ VOLEVA LIBERARSI DALLE DIPENDENZE DELLA BANCA MONDIALE DEI ROTHSCHILD

Tratto da No Massoneria Macerata

La storia vera della fine di Ceausescu e della dittatura in Romania. Altro che rivoluzione … colpo di stato straniero …

Ogni tanto incontro qualcuno che mi racconta qualcosa che finisce nei file obsoleti dell’ hard disk per poi saltar fuori quando meno te lo aspetti, nello specifico tempo fà incontrai un meccanico Rumeno parecchio acculturato che mi disse che la storia raccontateci su Nicolae Ceausescu erano tutte palle. Perchè ne parlo ora ? Perchè gli attori son sempre gli stessi FMI, CIA, KGB e compagnia danzante. Ho raccolto una serie di articoli per raccontare la vera storia che non differisce da tante altre e ne è anche accomunata, una serie di articoli perchè ognuno tratta una parte della storia e preferisco in genere lasciare gli originali aggiungendo qualche commento quando serve.

La storia inizia il giorno che Ceausescu arriva a Teheran per incontrare Gheddafi e Khomeyni, a Timisoara in Romania il reverendo Laszlo Tokes diede il via alla rivolta, vedremo dopo i dettagli, quì stà il bello se così si può chiamare…

 

di Luca Negri  l’occidentale

In generale ci fidiamo poco delle rivoluzioni. Prese di Palazzi d’Inverno, marce su Roma, primavere arabe sono più che altro colpi di Stato. Ci aveva già avvertito un pamphlet scritto nel 1931 da Curzio Malaparte, testimone del sorgere di comunismo e fascismo: le rivoluzioni moderne sono colpi di Stato. Dunque, non avevamo dubbi sul fatto che a quella categoria appartenesse anche la rivoluzione rumena del dicembre 1989, quella che culminò con la fucilazione del dittatore Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena.

Ciò che potevamo solo immaginare, tutto il contorno di tradimenti, complicità interne ed estere, opportunismi e crimini, lo ha raccontato con dovizia di particolari Grigore Cristian Cartianu, caporedattore del più letto quotidiano romeno, in un libro che ha interessato parecchio i suoi connazionali. Sono circa duecentomila le copie vendute in patria di “La fine dei Ceausescu”, un’accuratissima inchiesta giornalistica, frutto di una ricerca ventennale. Possiamo leggerla anche noi italiani grazie all’editore Aliberti e al traduttore e curatore Luca Bistolfi.

Il puzzle composto da Cartianu, che in Romania si è già arricchito di altri due volumi, mostra una realtà molto più squallida di quella propagandata dal nuovo corso rumeno. Il giornalista afferma che se ci fu una giusta rivolta popolare contro il dittatore, finì il 22 dicembre 1989, giorno della fuga in elicottero dei Ceausescu. Poi iniziò la controrivoluzione ben più sanguinaria, responsabilità non del despota in fuga ma degli esponenti del regime più vicini all’Urss. Cartianu chiama pesantemente in causa anche Ion Iliescu, primo ministro fino a pochi anni fa, il quale pare abbia replicato più con insulti che con argomenti.

Ma procediamo con ordine, torniamo a quel dicembre 1989: la perestrojka di Gorbaciov sta sgretolando la Cortina di Ferro, il Muro è appena crollato. Alla fine di novembre il “Conducator” Ceausescu è stato riconfermato ed idolatrato come duce del paese, ancora fresche sono dichiarazioni di stima di insigni personalità, anche italiane, come Giulio Andreotti e Nilde Iotti. Però il vecchio dittatore comunista non intende accettare le novità di Mosca, meno che mai mettere in discussione il suo potere ultra quarantennale, il culto della sua personalità e della compagna Elena (la scienziata che ha collezionato lauree in tutto il mondo senza aver finito le elementari). Un mese dopo i due finiranno “ammazzati come bestie selvatiche”.

Dato che la Romania non si sta adeguando alle riforme democratiche e liberali, Bush padre e Gorbaciov si son trovati d’accordo sulla necessità di detronizzare Ceausescu. Con ogni mezzo necessario. Non è una missione impossibile, l’Urss è penetrata da anni dentro la Romania, ha fedeli nell’esercito, presso il ministero dell’Interno, nella polizia segreta, la famigerata Securitate. Agli uomini del Cremino non era piaciuta affatto la presa di posizione di Ceausescu contro l’invasione della Cecoslovacchia del 1968, né l’ostentata rivendicazione di sovranità nazionale. Ecco il perché degli uomini fidati nei posti giusti, ora finalmente utili. Inoltre, in quel dicembre ’89 molti sovietici attraversarono il confine con la Romania, troppi per non destare dubbi: quasi settantamila (con visto turistico NdR). Il popolo non amava certo Ceausescu, voleva liberarsene, ma i moti popolari non furono del tutto spontanei. Qui potrebbero finire le responsabilità dirette del Cremino (con la complicità statunitense) e cominciare quelle di chi applaudiva fino a qualche giorno prima, di chi volle quasi un rito espiatorio per mondarsi mediaticamente dal peccato comunista.

La rivolta di Timisoara fece cadere Ceausescu nella trappola di ordinare la repressione più violenta, di imporre la legge marziale che lo porterà alla tomba. Salita la marea della protesta, non rimase ai due coniugi che un fuga penosissima, con tappa simbolica nella casa di un esperto in derattizzazioni. Catturati da chi fino a qualche ora prima ubbidiva loro, il dittatore e la moglie furono costretti a mangiare pane raffermo, dormire su letti di ferro e a fare i bisogni dentro un bidone di plastica. L’ultima notte la passarono dentro un mezzo anfibio, il giorno dopo, 25 dicembre, “primo Natale libero dopo quasi mezzo secolo di comunismo anticristiano”, i congiurati avevano già deciso la condanna a morte, lasciando cadere la proposta d’esilio avanzata da Washington.

 

 

 

La parabola dei Ceausescu si chiuse con la beffarda nemesi, un processo stalinista fuori da ogni minima tutela giuridica, risolto in poco più di un’ora. Come andò a finire si vide nella televisioni di tutto il mondo, anche se con qualche taglio nel montaggio: i loro cadaveri crivellati contro un muro.

Iniziava un’epoca di pace per la Romania? Mica tanto, se il buongiorno si vede dal mattino. E se il mattino fu quello del 14 giugno 1990, quando il governo finalmente “democratico” della Romania decise di sedare definitivamente gli spiriti di rivolta e libertà accora accesi. Spedì così a Bucarest dalla provincia remota ventimila minatori armati di sbarre di ferro, tutti convinti di dover sedare un complotto “fascista”. Per due giorni seminarono il terrore in città aggredendo oppositori, giornalisti e persone prese a caso.

Eccola, la Rivoluzione..

Abbiamo visto in linea di massima la storia, l’amico meccanico mi raccontò che la Romania aveva appena terminato di pagare il debito pubblico. Stralcio parti del prossimo articolo perchè veramente lungo, gli antefatti si possono leggere nell’originale..

 

Come e perché cadde Ceausescu

LA ROMANIA ENTRA NEL GATT, NEL FMI E NEL BIRD

Tra il 1967 e il 1968, alcuni passi intrapresi dal governo romeno gettarono le basi per un cambiamento significativo nei rapporti di Bucarest con Washington. Infatti nel 1967 la Romania mostrò la propria autonomia nei riguardi di Mosca con un paio di iniziative che vennero positivamente apprezzate dagli Stati Uniti: all’inizio dell’anno Bucarest stabilì rapporti diplomatici con la Repubblica Federale Tedesca e, in seguito alla guerra dei sei giorni, rifiutò di rompere le relazioni diplomatiche con Israele, come invece avevano fatto le altre capitali del Patto di Varsavia. Sempre nel 1967, in marzo, Ceausescu organizzò una calorosa accoglienza per Nixon, che in quel momento vedeva declinare la propria popolarità negli Stati Uniti. Nell’agosto del 1968, Ceausescu rifiutò di allinearsi con gli altri paesi del Patto di Varsavia nella questione cecoslovacca; anzi, condannò energicamente l’intervento sovietico, annunciò la mobilitazione immediata del popolo romeno per difendersi da un eventuale intervento di quel genere, si oppose alle manovre militari del Patto di Varsavia sul territorio romeno.

La Romania conservò la clausola (accordo di tariffe commerciali con gli USA NdR) fino al 1988. Quando si trattava di prorogarla “il gran rabbino di Bucarest Moses Rosen dava l’impressione di essere un ministro degli esteri aggiunto (…) Rosen descrisse il proprio atteggiamento con il proverbio yiddish ‘Den Ganef vor die Tir stelln‘: mettere il ladro a guardia della porta” (1).

La crescita del debito estero della Romania aggiunse un nuovo motivo di irritazione nei rapporti di Bucarest con Washington. Nel corso del 1982 il debito estero romeno oltrepassava gli undici miliardi di dollari, sicché il Fondo Monetario Internazionale (FMI) intervenne ripetutamente presso Ceausescu, per spiegargli che per far fronte a tale debito e risollevare le sorti dell’economia romena era indispensabile accettare un credito a interessi crescenti. Si riproduceva così, nel caso della Romania, quello che John Kleeves ha descritto come il copione di prammatica nei rapporti tra FMI e dittatori quali Marcos, Mobutu, Batista, Duvalier, Somoza ecc.:

“… la figura del dittatore filoamericano pazzo è importante: con i suoi progetti megalomani di ‘sviluppo economico’ egli giustifica l’accensione del megaprestito da parte del suo paese, in genere finanziariamente poverissimo. Ma la sua parte non è finita. Egli sa che il prestito non deve mai essere restituito: il FMI, nonostante le raccomandazioni sulla carta, non lo vuole; vuole solo – e su ciò è intransigente – il pagamento in dollari degli interessi annui. E’ chiaro il perché: solo finché c’è il debito ci sono le condizioni capestro sull’economia interna. Egli sa anche che il prestito non deve assolutamente servire per scopi utili, per far decollare l’economia del paese: sarebbe di nuovo la fine del gioco. Quindi il dittatore cosa fa? Ciò che veniamo a sapere dai giornali: usa una quota del prestito per le sue opere inutili (i cui appaltatori sono in genere ancora le multinazionali); un’altra per soddisfare l’entourage locale di militari e politici che lo sostengono al potere, e il resto viene versato sui suoi conti all’estero, in genere negli Stati Uniti” (2).

A un certo punto, Ceausescu non volle più stare al gioco. E ciò determinò la sua fine.

1. Richard Wagner, Il caso romeno, Manifestolibri, Roma 1991, p. 98.

2. John Kleeves, Finanziatori Militar Imperialisti, “Lo Stato”, 30 giugno 1998.

Queste sono le regole, non gli squilibri del dittatore pazzo, le regole del FMI e quindi degli USA e valgono per tutti, sei obbligato a prendere prestiti inutili ad interessi esorbitanti, quello che spendi lo devi spendere con aziende americane stabilite e non puoi fare cose utili per la nazione e sopratutto non devi restituire il capitale, il tutto mirato sempre al solito obiettivo, schiavizzare le popolazioni.

Questa è una appendice naturale all’altro articolo LATRUFFA ECLATANTE IN CUI VIVIAMO E LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERANNO e spiega il delirio dei debiti pubblici irrestituibuili non perchè non li vogliano ma per l’anatocismo, l’interesse sugli interessi capitalizzati. (NdR)

Articolo per intero su No Massoneria Macerata

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