I sette paesi al mondo con le peggiori leggi sulla cannabis

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Arriva il periodo delle vacanze e come ogni anno aumenta il rischio di leggere notizie su turisti che, ignorando le leggi dei paesi che visitano, finiscono in carcere per possesso di piccole quantità di cannabis. E se in molti paesi la pena consiste in un’esperienza di qualche giorno in carceri di pessima qualità, è bene sapere che esistono stati dove si rischia moltissimo, fino alla pena di morte. Ecco a voi l’elenco dei sette stati al mondo con le leggi più repressive in materia.

  1. SINGAPORE
    Nel paese dove consumare gomme da masticare è punito con una multa e per oltre 30 reati tra cui la realizzazione di graffiti sui muri è prevista per legge la fustigazione con un bastone lungo 1,2 metri, ovviamente è meglio non farsi trovare con delle droghe addosso. Se si viene trovati con quantità superiori a 480 grammi di droghe leggere o a 15 grammi di cocaina o eroina la punizione prevista è la pena di morte tramite impiccagione. Per il semplice consumo è invece prevista la fustigazione oltre al rischio di pene detentive in prigione.

  2. MALESIA
    Farsi trovare in possesso di droghe da parte delle forze dell’ordine malesi è persino peggio rispetto alla vicina Singapore. Per il possesso ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (cannabis compresa) è prevista obbligatoriamente la pena di morte, che può essere convertita in carcere tramite la grazia solo da parte del Re. Le quantità al di sopra delle quali si viene incriminati per spaccio sono molto basse: sette grammi di cannabis, un grammo per cocaina ed eroina. Per quantità inferiori è comunque previsto il carcere.

  3. IRAN
    Il possesso o il trasporto di droga in Iran viene punito con la pena capitale. Dall’11 ottobre 2012 al 10 ottobre 2013 piú di 500 persone sono state impiccate in diverse città dell’Iran e questa cifra rappresenta un aumento del 9% del numero di impiccagioni, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le autoritá hanno dichiarato che l’80% dei giustiziati erano detenuti condannati per reati di droga. Per i reati di semplice consumo sono previste invece incarcerazione e fino a 70 frustate.

  4. INDONESIA
    In Indonesia anche la tossicodipendenza è un reato da punire con il carcere, mentre per il possesso di droghe si rischiano pene detentive fino all’ergastolo ed in caso di quantità superiori ai 500 grammi è prevista la pena di morte tramite fucilazione, anche se spesso viene convertita in ergastolo. Attualmente in attesa di giudizio vi è anche un italiano: Daniele Pieretto, trovato nel 2012 con un chilo e 400 grammi di cannabis e attualmente detenuto nelle carceri indonesiane.

  5. ARABIA SAUDITA
    In Arabia Saudita il traffico di sostanze stupefacenti (cannabis inclusa) è punito con la stessa pena prevista per omicidio e stupro: pena di morte tramite decapitazione. Lo scorso anno sono state 73 le esecuzioni nel paese, oltre la metà di queste per possesso di droga. Anche il possesso a fini di consumo personale è punito con pene detentive e corporali.

  6. CINA
    Con la grande crescita economica in Cina è aumentato di pari passo il consumo di droga, tanto che il paese del dragone è diventato il maggior consumatore mondiale di eroina ed il secondo di cocaina. La risposta del governo cinese al fenomeno è stata durissima. Per lo spaccio è prevista la pena di morte, che ogni anno colpisce decine di persone per possesso di droga. L’uso di sostanze stupefacenti non è considerato un reato penale, ma forse è anche peggio. Infatti è considerato una malattia, da curare previo soggiorno a tempo indeterminato in un campo di lavoro e rieducazione nella regione del Laogai.

  7. EMIRATI ARABI UNITI
    A vincere a mani basse questa triste classifica sono gli Emirati Arabi Uniti. Nel paese, infatti, non solo è prevista la pena di morte per detenzione e traffico di stupefacenti. L’aspetto più spaventoso è che la legge del paese prevede l’arresto in caso di rilevamento su una persona di una traccia anche infinitesimale di qualsiasi sostanza illegale.
    Per darvi un’idea della repressione in atto nel paese, basti citare il caso di Keith Andrew Brown, un cittadino britannico che è stato condannato a 4 anni di carcere dopo che i funzionari della dogana gli hanno trovato 0.003g di cannabis, attaccati alla sua scarpa.

Da:Dolcevitaonline

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