IL NEW YORK TIMES PUBBLICA UNO STUDIO DELLA BCE CHE DICE: AUMENTARE LE TASSE E’ CONTROPRODUCENTE PER IL DEBITO PUBBLICO

NEW YORK – L’aumento della pressione fiscale e’ uno strumento “controproducente” se impiegato nel tentativo di contenere il debito pubblico. E’ quanto mette nero su bianco – senza possibilità di equivoci -niente di meno che la Banca centrale europea in uno studio di recente pubblicazione ripreso dal “New York Times” di oggi, ma del tutto trascurato dalla stampa europea.

Il documento della Bce prende in esame l’insuccesso ormai conclamato di molte economie dell’eurozona che negli anni immediatamente successivi alla crisi del 2008 hanno tentato di tenere la barra dei conti pubblici attraverso misure di austerità, aumento delle tasse e manovre correttive dei bilanci pubblici.

La Bce non boccia le manovre correttive nella loro interezza, ma sottolinea l’importanza di una loro corretta composizione: manovre fondate sui tagli alla spesa – riconosce l’Eurotower – hanno effetti ugualmente depressivi nel breve termine: contrariamente agli aumenti della pressione fiscale, pero’, i tagli alla spesa generano effetti benefici duraturi nel medio e lungo periodo, e innescano piu’ rapidamente una dinamica di riduzione del debito pubblico. Le tasse invece no.

Autori dello studio sono due economisti italiani, Maria Grazia Attinasi, della Bce, e Luca Matelli della Banca d’Italia, ed è curioso che proprio in Italia trovato spazio nei grandi canali dell’informazione.

Lo studio applica una metodologia di Valore del Rischio a un campione di 11 paesi dell’eurozona per valutare il ruolo della composizione delle manovre correttive sulla dinamica dei rispettivi debiti pubblici.

Il risultato principale dell’analisi, sottolineano i due autori ripresi nel lungo articolo del New York Times  “è che dopo un episodio di consolidamento fiscale, inizialmente il rapporto debito/pil aumenta per un periodo di tempo fino a quattro quadrimestri, e poi inizia a calare. Manovre basate sulle entrate, vale a dire su un inasprimento della pressione fiscale a carico dei contribuenti, tendono invece a incidere negativamente sul rapporto debito/pil per un periodo piu’ lungo. E questo – sottolineano i due autori italiani – senza tener conto dei benefici durevoli dei tagli alla spesa sul debito pubblico rispetto al periodo precedente lo shock fiscale”.

Lo studio costituisce secondo i suoi autori “una importante lezione di politica, anche considerato il fatto che i risanamenti basati sulle entrate tendono a essere la forma preferita di austerita’, almeno nel breve periodo, dati anche i costi politici implicati da una riduzione durevole della spesa pubblica”.

In pratica, la Bce sta “consigliando” ai governi della zona euro di abbassare le tasse, e la notizia invece di campeggiare sulle prime pagine dei grandi quotidiani europei, la si trova sulla prima sì, ma del più famoso quotidiano degli Stati Uniti.

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