Negli oceani galleggiano cinquemila miliardi di pezzi di plastica

Le grandi isole artificiali, fatte con gli accumuli della spazzatura, continuano ad allargarsi. Ogni anno milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare.

Capsule del caffè, bottiglie di acqua minerale, buste dei biscotti, contenitori per i detersivi… La grande isola di plastica del Pacifico, che si espande sempre più tra le Hawaii e la California, presenta condizioni peggiori rispetto a quanto si pensasse. Lo rivela Ocean Cleanup, la fondazione olandese che sta sviluppando tecnologie avanzate per liberare gli oceani dagli accumuli di spazzatura galleggiante e sta studiando l’isola artificiale del Pacifico, in preparazione della sua pulizia che inizierà entro il 2020. La speranza della fondazione olandese è di rimuovere almeno la metà della plastica presente in circa dieci anni.

L’estensione della grande isola di plastica del Pacifico, nota ai ricercatori internazionali come “Pacific Trash Vortex”, è stimata in almeno 700mila km², cioè oltre il doppio della superficie dell’Italia. L’accumulo si è formato dalla metà del secolo scorso, a causa della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico, dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario. Una chiazza di detriti galleggianti, con densità comparabili, è presente anche nell’Oceano Atlantico.

Un rapporto dello scorso gennaio ha evidenziato che, continuando di questo passo, entro il 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci. Secondo gli ultimi dati diramati dall’agenzia neozelandese Dumpark, nelle acque di tutto il mondo galleggiano almeno cinquemila miliardi di pezzi di plastica, praticamente quasi mille per ogni abitante della Terra (oltre sette miliardi). La presenza di tanti rifiuti causa la morte di miliardi di pesci, per ingerimento di microplastiche o soffocamento.

da: orizzonti

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