MALLEUS MALEFICARUM: IL TESTO SACRO USATO PER IDENTIFICARE LE STREGHE

Fra il 1227 e il 1235, con una serie di decreti papali venne instaurata l’Inquisizione contro le “streghe” e contro gli “eretici”: la bolla Ad extirpanda del 1252, di Papa Innocenzo autorizzò l’uso della tortura per estorcere confessioni di stregoneria da parte di donne sospettate. Dal 1257 al 1816 l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate, spesso senza processo e in segreto, col terrore della tortura. Se confessavano erano dichiarate colpevoli, se invece non lo facevano erano considerate eretiche, e poi arse sul rogo. Impossibile sfuggire.

Ma a partire dal 1484, il testo adottato dagli inquisitori fu il famoso Malleus Maleficarum(martello o maglio delle streghe)  con una tiratura di più di 35 mila copie fu il secondo libro più diffuso dell’epoca dopo la Bibbia. Scritto dai frati domenicani Jacob Sprenger ed Heinrich Institor Kramer, aveva come finalità la repressione dell’eresia e sconfiggere definitivamente la stregoneria descrivendo come effettuare un interrogatorio durante i processi e soprattutto con quali metodi riconoscere le streghe, seguito da un elenco dettagliato di torture.

Secondo questo manuale le streghe erano realmente in grado di volare durante i Sabba e potevano provocare tempeste mentre la capacità di trasformarsi in animali era solo un illusione indotta dal potere del Diavolo.

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I modi per riconoscere una strega erano diversi. Le donne sospettate di stregonerie venivano sottoposte a varie “prove” una di queste era la prova dell’acqua, era risaputo che questo elemento “rifiutava” le streghe. Quindi  le sospettate venivano legate ad un masso e gettate in uno stagno o in un fiume: se riuscivano a galleggiare (e quindi l’acqua le “rifiutava”) erano sicuramente colpevoli; se affogavano, erano innocenti.

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Un altro sistema consisteva nel cercare sul corpo delle donne la presenza del marchio del Diavolo, il quale poteva essere visibile oppure invisibile. Cercare il marchio visibile consisteva nel denudare la malcapitata, rasarla e depilata in ogni parte del corpo. Un qualsiasi  neo di forma particolare, ma anche una voglia o una verruca poteva provare senza ogni dubbio che si trattasse di una strega.

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Mentre per verificare la presenza di marchi invisibili, si adottava la “prova del sangue”: se la presunta strega dopo essere stata punta da un ago non sanguinava allora essa era sicuramente colpevole. Si dà il caso però che per fare questo spesso veniva usato un ferro incandescente, a causa del forte calore e della cauterizzazione della ferita inflitta, la donna non sanguinava e quindi era ritenuta colpevole.

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Le vittime a questo punto avevano due scelte: o confessare ed essere condannate a morte per strangolamento per poi essere arse esanimi sul rogo, oppure rifiutare la loro colpevolezza ed essere arse vive sul rogo. In sostanza il sospetto si tramutava sempre in una condanna a morte.

A seguito di questo manuale vi fu un’altra pubblicazione di un testo sulla stregoneria scritto anch’esso da un frate milanese, il frate ambrosiano della parrocchia di Sant’Ambrogio ad Nemus, che avendo fatto parte per lungo tempo dell’inquisizione condusse molte ricerche e nel 1608 pubblicò il suo Compendium maleficarum, per completare il precedente testo dei frati domenicani.

 

Fonte www.lanonaporta.net

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