L’UE ANCORA UNA VOLTA ATTACCA I PRODOTTI ITALIANI

 

Dopo aver rimosso il dazio sull’importazione di olio tunisino, l’Ue decide di aumentare l’Iva su alcuni prodotti tipici italiani mettendo in difficoltà altri settori chiave del Belpaese.

Da l’Euroscettico

Politici italiani a Bruxelles inutili. La UE autorizza lo sbarco di olio tunisino esentasse in Italia, contribuendo a mettere in difficoltà produzione e commercio ligure del settore, ed ora arriva la stangata sul nostro basilico.

Bruxelles l’altro giorno ha deciso di imporre all’Italia l’aumento dal 4 al 10 per cento dell’aliquota Iva sull’ingrediente più amato dai genovesi e conosciuto in tutto il mondo per il pesto.

Si tratta di una “forzatura” che andrà a danneggiare la Liguria, ma i nostri rappresentanti al parlamento europeo non sono stati in grado di difendere gli interessi locali. E finora la Regione Liguria non ha mosso un dito per arginare il nuovo caso di ingiustizia.

In sostanza, con questi provvedimenti di “razzismo economico” all’incontrario, si andranno ad aiutare i tunisini e a penalizzare i liguri, abbandonati a se stessi.

Secondo la tecnocrazia che regna oggi a Bruxelles, l’aumento dell’Iva per il basilico è necessario per chiudere il contenzioso di una procedura d’infrazione aperta dalla commissione europea e riguarda anche la salvia e il rosmarino. Nel caso specifico, era coinvolto pure l’origano, per il quale il legislatore italiano si sarebbe dimenticato di abbassare la percentuale dell’Iva.

Ma perché non tenere bassa la tassazione per tutti gli ingredienti e prodotti tipici, evitando l’invasione dell’olio tunisino a dazio zero?

 

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