L’Occidente non vuole la pace in Siria: le Figaro svela il piano criminale di Hollande

Tratto da Sponda Sud

 

Nel giorno in cui il quotidiano Le Figaro rivela l’esistenza di un piano della Francia per aiutare i ribelli, e quindi alimentare ulteriormente la guerra in Siria, arriva anche la notizia della visita segreta del senatore repubblicano statunitense John McCain a Kobane, città della Siria settentrionale sotto controllo delle milizie curde. Lo riferisce il Wall Street Journal che cita “fonti anonime del Pentagono”. Il senatore avrebbe discusso  con ufficiali statunitensi e combattenti curdi impegnati nell’offensiva contro la capitale autoproclamata dello Stato islamico in Siria, Raqqa.

Secondo alcuni osservatori, proprio i legami di McCain con una parte dell’opposizione armata siriana potrebbero nascondere un’iniziativa parallela rispetta a quella che ufficialmente sta portando avanti la Casa Bianca che ha dichiarato di voler combattere solo il Califfato e il terrorismo di matrice islamica e non il governo di Damasco, con il quale comunque non ha avviato alcuna trattativa dal punto di vista diplomatico.

Il quotidiano “Le Figaro”, come anticipato, ha pubblicato alcuni estratti di una nota confidenziale del ministero degli Esteri che indica quale debba essere la posizione francese dopo la sconfitta dei gruppi armati anti Assad in Siria. Per il governo di Parigi le principali priorità, come ricorda anche l’Agenzia Nova,  sono due: aiutare i ribelli nelle cosiddette “zone liberate” della Siria, nella provincia nord-occidentale di Idlib (dove sono presenti in maggioranza gruppi jihadisti) e nella regione meridionale alla frontiera con la Giordania; e silurare la ricostruzione di una “Siria unitaria”.

La nota, redatta dal Centro di analisi, di previsioni e di strategia del Quay d’Orsay, è intitolata “Quale posto per la Francia nel conflitto siriano all’indomani della caduta di Aleppo?”. Da essa si evince che la priorità della diplomazia francese attualmente è di finanziare la “Siria dei margini”, appunto gli ultimi bastioni in mano ai gruppi armati anti governativi all’estremo nord ed all’estremo sud del paese, piuttosto che la ricostruzione del paese, come vorrebbe invece l’Ue e che secondo i francesi avrebbe l’unico effetto di rafforzare il presidente siriano Bashar al Assad.

Si tratta, scrive il “Figaro”, di una strategia rischiosa: come infatti hanno sottolineato diversi esperti ai quali il quotidiano ha chiesto un parere sulla nota del Quay d’Orsay, nelle cosiddette “zone liberate” che i governo di Parigi dovrebbe aiutare, a farla da padroni non sono affatto i ribelli moderati o presunti “laici” quanto piuttosto le milizie islamiste e talvolta apertamente jihadiste. A ciò si aggiunge il fatto che in questa sua scelta politica la Francia è totalmente isolata: la nota ammette questo isolamento e ciononostante la Francia sembra voler mantenere la propria posizione: “ostacolare il progetto russo-iraniano” in Siria, a tutti i costi.

Intanto a Ginevra si svolge un nuovo raid di colloqui tra i delegati del governo di Damasco e dell’opposizione. Gli incontri vedono per la prima volta i delegati di entrambe le fazioni dopo che i negoziati mediati dalle Nazioni Unite sono stati sospesi nell’aprile del 2016. De Mistura non ha fornito indicazioni sul formato preciso dei colloqui e sulla loro durata, ma è probabile che le due delegazioni utilizzeranno ancora il cosiddetto formato separato. Come nei passati colloqui i rappresentanti del governo di Damasco e dell’Alto comitato negoziale dell’opposizione siriana formuleranno le loro richieste in stanze separate comunicando unicamente con l’inviato Onu.

Intanto, dall’ultima sessione, nell’aprile del 2016, la situazione sul terreno è molto cambiata. Le forze governative hanno riconquistato Aleppo e le milizie armate anti Assad non controllano che il 13% del territorio. La Turchia, che sostiene l’opposizione, è di fatto diventata parte belligerante, dopo l’intervento delle sue truppe di terra nelle aree occidentali del Paese. Ankara, inoltre, si è avvicinata a Mosca, che però è la principale alleata del governo di Damasco, e sponsorizza con Russia e Iran il cessate il fuoco negoziato ad Astana, in Kazakistan.

 

Fonte spondasud.it

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