L’inquinamento uccide 234 volte più delle guerre

Il vertice dell’UNEP a Nairobi di questa settimana è l’occasione per molti ricercatori interni al Programma ambientale delle Nazioni Unite di presentare i propri lavori. Una raffica di studi si sono susseguiti a partire da ieri: tra questi, un lavoro congiunto UNEP-OMS traccia un quadro preoccupante. L’inquinamento, secondo le due agenzie, uccide ogni anno nel mondo un numero di persone 234 volte superiore a quello delle vittime di tutti i conflitti.

Lo scopo del report è evidenziare i collegamenti tra qualità dell’ambiente, sviluppo e salute umana, sottolineando che solo un rapporto positivo fra questi fattori è in grado di garantire il pieno rispetto dei diritti umani. L’Agenda 2030, con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, ha così una base di dati in più su cui poggiare per la programmazione di politiche attente a ridurre il deterioramento degli ecosistemi.

 

I numeri della strage

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I dati del rapporto non sono molto aggiornati, ma il censimento è piuttosto complesso: nel 2012, spiegano gli esperti, 12,6 milioni di persone sono morte prematuramente a causa di patologie collegate con gli alti livelli di inquinamento. Si tratta del 23% dei decessi globali.

Le peggiori condizioni ambientali, causa delle morti premature, si riscontrano nel Sud-Est asiatico (dove ha perso la vita il 28% del totale), nel Pacifico occidentale (27%), nell’Africa subsahariana (23%) e in Medio Oriente (22%).

La percentuale dei morti per degrado dell’ambiente in USA, Canada, Messico e Cile è dell’11%, mentre negli altri Paesi americani fuori dall’OCSE sale al 15%. L’Europa uccide prematuramente il 15% delle persone scomparse per cause legate all’inquinamento.

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Le fonti di inquinamento e degrado

Le diverse fonti di degrado ambientale hanno ciascuna la sua responsabilità nelle morti premature censite dai ricercatori UNEP-OMS. Ad esempio, l’inquinamento atmosferico uccide 7 milioni di persone all’anno in tutto il mondo, mentre la scarsità di acqua potabile provoca 842 mila vittime. L’esposizione all’amianto stronca 107 mila vite ogni anno, mentre il piombo ben 654 mila. Negli ultimi 20 anni, i disastri naturali hanno mietuto 606 mila vittime. I disagi ad essi associati hanno riguardato 4,1 miliardi di persone.

Secondo il rapporto, alcuni progressi sono stati raggiunti. La lotta all’inquinamento ha prodotto l’eliminazione di circa 100 sostanze che causavano il buco dell’ozono. Questo eviterà, a partire dal 2030, 2 milioni di casi di cancro alla pelle e diversi milioni di casi di cataratta. Eliminare il piombo dalla benzina avrebbe evitato un milione di morti l’anno, generando un risparmio annuale di quasi 2,5 trilioni di dollari.

 

da Rinnovabili.it

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