LA UE PRENOTA GLI AUMENTI DELL’IVA

Si è realizzato lo scenario che il presidente della Commissione Jean Claude Juncker aveva incautamente evocato.

Stallo politico e la prospettiva di un governo «non operativo». I risultati delle elezioni hanno fatto emergere nessuna maggioranza e la novità di ieri è che partiti e coalizioni si sono arroccati, senza lasciare spazio a intese alternative. La conseguenza immediata è che il governo che dovrà sbrigare l’ordinaria amministrazione, presumibilmente quello guidato da Paolo Gentiloni da vedere se con Pier Carlo Padoan ministro dell’Economia, dovrà approvare la manovra correttiva dei conti. E debba affrontare una situazione delle finanze pubbliche che ieri l’ex Commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli, ha definito «preoccupante». Soprattutto alla luce dei risultati elettorali.

La Commissione europea ci aveva concesso una moratoria in vista del voto. Ora, soprattutto dopo il successo dei partiti meno europeisti, M5S e la Lega di Matteo Salvini, è improbabile che l’esecutivo europeo ci grazi di nuovo. Il conto lasciato in sospeso dal governo in carica arriverà in primavera. E saranno almeno 3,5 miliardi di euro da trovare in tempi brevi. L’alternativa è l’apertura di una procedura per deficit eccessivo, che in pochi mesi potrebbe portare a sanzioni, in assenza degli aggiustamenti strutturali richiesti. Un lusso che nemmeno un Parlamento senza maggioranza può permettersi.

Da Bruxelles danno per scontato che nessuna delle promesse elettorali fatte negli ultimi mesi sarà realizzata. Anzi. Tra un mese esatto l’Italia dovrà presentare il Def, il documento di economia e finanza. Padoan ha già detto che dovrebbe essere lui a firmarlo.

Probabile. Altrettanto probabile che nel documento non ci sia accenno alle conseguenze finanziarie di un eventuale sterilizzazione delle clausole di salvaguardia nel 2019. Tradotto, il governo di galleggiamento, potrebbe dire che il prossimo anno scatteranno gli aumenti dell’Iva e delle accise che tutti gli esecutivi dal 2011 stanno rinviando di anno in anno. L’esecutivo che guiderà il Paese in attesa di una soluzione politica, insomma, potrebbe mettere il pilota automatico sulle scelte di finanza pubblica. Il che equivale a dire che deciderà quasi tutto Bruxelles.

via Il Giornale

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