La multinazionale Coca Cola costretta a lasciare l’India

LA MULTINAZIONALE DELLA “COCA COLA”, CHIUDE I BATTENTI IN INDIA MEDIANTE LA MOBILITAZIONE DEL POPOLO.. MOTIVO: “SACCHEGGIAVA LE FALDE ACQUIFERE”.. (UN BUON ESEMPIO DI COME QUESTI PARASSITI NON POSSONO NULLA, CONTRO IL POTERE “ILLIMITATO” DELLE PERSONE CHE HANNO LA VOLONTA’ DI CAMBIARE LE REGOLE)..

IN INDIA I CONTADINI SI RIBELLANO AL COLOSSO DELLA COCA COLA CHE SACHEGGIAVA LE FALDE ACQUIFERE.”

Costretti a chiudere tre stabilimenti!! Il colosso Usa della Coca Cola annuncia di aver deciso la sospensione dell’imbottigliamento in tre impianti in India, incluso quello di Kaladera nel Rajasthan. Da oltre 10 anni numerosi villaggi e comunita’ rurali in India si sono mobilitati, con proteste, manifestazioni, boicottaggi e liti legali, contro la Coca Cola e la Pepsi Cola, accusandole di derubare le risorse idriche destinate alle campagne, di usurpare le terre delle comunita’ contadine e di inquinare il suolo, attraverso il rilascio nel terreno di sostanze chimiche usate per il riutilizzo delle bottiglie. In India l’agricoltura utilizza il 91% dell’acqua piovana, contro il 7% utilizzato dalle aree urbane e il 2% dall’industria. Gli impianti di imbottigliamento della Coca Cola (e quelli della rivale Pepsi) sono accusati di consumare enormi quantita’ di acqua per la produzione delle bevande e il lavaggio delle bottiglie, a scapito dei lavori agricoli della zona.

 

ORA LA HINDUSTAN COCA COLA FA SAPERE di aver deciso di riorganizzare l’operativita’ delle sue 24 societa’ di imbottigliamento che operano in India e di aver deciso di chiudere l’impianto di Kaladera e altri due impianti, uno nel Meghalaya e l’altro nell’Andhra Pradesh. La Coca Cola sostiene che si tratta di impianti vecchi i quali verranno riutilizzati come magazzini. Nel 2005 aveva gia’ chiuso un impianto di imbottigliamento nel Kerala, sull’onda delle proteste delle comunita’ rurali. Nel Rajasthan almeno 25 mila contadini hanno condotto la lotta contro gli impianti e hanno accolto con soddisfazione la decisione dell’azienda.

“Siamo contenti – dice Mahesh Yogi, uno dei capi della protesta contro il colosso Usa – L’impianto consumava il livello delle falde lasciandoci senz’acqua per irrigare i campi”.

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