Incredibile: vogliono ‘trattare’ chimicamente il grano ammuffito di Pozzallo. Per farcelo mangiare?

La domanda è legittima: perché mai, infatti, trattare un carico di grano duro, bloccato perché presentava chiazze di muffa? I trattamenti, fino a prova contraria, costano. E, in genere, i trattamenti si fanno per un fine. Qual è, in questo caso, il fine? Una domanda all’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera

Ricordate la nave carica di grano duro del Kazakistan ammuffito arrivata a Pozzallo a metà dello scorso marzo? (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Ebbene, le indiscrezioni raccontano che sarebbe stata avanzata una richiesta per ‘trattare’ questo grano, verosimilmente con sostanze chimiche. La domanda è: perché un carico di 5 mila tonnellate di grano duro che presentava chiazze di muffa e che è bloccato già da un mese dovrebbe essere trattato? Noi non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ce lo vogliano fare mangiare.

Però se l’indiscrezione risponde al vero – cioè se è vero che sarebbe stata avanzata richiesta per ‘trattare’ questo grano duro ammuffito – qualche domanda è più che legittima. Per quale motivo, infatti, si dovrebbero spendere i soldi per questi trattamenti chimici? Magari per darlo a mangiare agli animali? Ma se così fosse le sostanze contaminanti non si trasferirebbero nelle carni ed, eventualmente – nel caso di bovini – nei derivati del latte?

Non sappiamo cosa sta succedendo. Anche perché i protagonisti di questa storia – la Regione siciliana e la sanità marittima – sono abbottonatissimi. A noi, a Palermo, giungono solo indiscrezioni.

Di sicuro c’è che, come abbiamo già scritto, il TAR (Tribunale Amministrativo Regione) Sicilia ha annullato il blocco della nave carica di questo grano del Kazakistan. Ma gli stessi giudici amministrativi hanno sottolineato che tale grano potrà essere commercializzato “solo dopo rigorosi e imprescindibili controlli di legge” (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Una decina di giorni fa, sulla vicenda, è intervenuto l’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera per commentare l’intervento del TAR Sicilia.

“Stando a quanto riportato in questi giorni dalla stampa relativamente al respingimento di una partita di grano duro proveniente dal Kazakistan – dichiarava nei giorni scorsi l’assessore Bandiera – sembrerebbe che, con un provvedimento del TAR di Catania (in realtà non c’è un “TAR di Catania”: è sempre il TAR Sicilia, sezione di Catania ndr), siano state rimesse in circolazione le 5.000 tonnellate bloccate nei giorni scorsi dal Servizio Fitosanitario Regionale, unitamente a Sanità Marittima e Corpo Forestale, che avevano definito nel verbale tale partita ‘non compatibile con il genere umano‘. In realtà il TAR non ha revocato alcun provvedimento della Sanità Marittima e del Servizio Fitosanitario regionale e le 5.000 tonnellate si trovano a tutt’oggi nelle stive della nave e sono sotto sigillo dell’Autorità che ha emesso il provvedimento”.

“Dal provvedimento del TAR – aggiungeva l’assessore regionale all’Agricoltura della Sicilia – non deriva alcuna autorizzazione alla trasformazione e alla commercializzazione del cereale, bensì è stata riconosciuta unicamente la possibilità di effettuare, ante causam,un’operazione di cernita del cereale danneggiato a causa della presenza di muffa e umidità, da quello apparentemente sano, che sarà ulteriormente sottoposto ai controlli di legge”.

Una domanda, assessore: l’eventuale ‘trattamento’ di questo grano duro del Kazakistan ammuffito rientra nella “operazione di cernita”? E dopo tale operazione di cernita che intenzione avete di fare?

Fonte INuoviVespri

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