I soldi fanno la felicità? Gli studiosi dicono di no

image

A chiederselo sono in tanti, anche gli uomini scienza. Nel corso del simposio: “Soldi felici 2.0: nuovi punti di vista sulla relazione tra denaro e benessere”, che si è tenuto a febbraio durante il 16° Congresso annuale della Society for Personality and Social Psychology, sono stati presentati diversi studi che indagano il rapporto esistente tra ricchezza e felicità.
 
Mostre e concerti rendono più felici dei beni materiali
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science dai ricercatori americani della Cornell University e dell’Università della California, spendere i propri soldi per partecipare a un evento (concerti, manifestazioni sportive, cene, viaggi) procura maggior piacere che acquistare beni materiali. In particolare, è emerso che i partecipanti che erano in attesa di comprare i biglietti per un evento erano più gioiosi ed eccitati di quelli che aspettavano di acquistare un oggetto. Visti i risultati, gli autori suggeriscono di cominciare a pianificare le vacanze, le cene e i concerti in anticipo, per trarre gioia anche dall’attesa, oltre che dall’esperienza stessa.

 
I soldi riducono il piacere
La ricchezza impedisce di apprezzare le piccole gioie della vita. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin dai ricercatori dell’Università Pompeu Fabra (Spagna), della University of British Columbia (Canada) e dell’Università di Liège (Belgio), secondo cui le persone che possono fruire spesso di beni materiali ed esperienziali, hanno una capacità minore di “assaporare” i piaceri di ogni giorno.
 
Chi conosce il dolore apprezza ciò che ha
Vivere momenti difficili aiuta ad apprezzare ciò che si possiede. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato su Social Psychological and Personality Science, sono i ricercatori della University of British Columbia (Canada) e dell’Università Pompeu Fabra (Spagna), secondo cui le persone che hanno sperimentato difficoltà di vario genere (per esempio, il divorzio o la morte di un proprio caro) riescono ad apprezzare meglio i piccoli piaceri della vita quotidiana.
 
Rinunciare ai beni materiali è la via per la felicità
Fare a meno di qualcosa aiuta a essere felici, secondo una ricerca pubblicata su Social Psychological and Personality Science dagli studiosi americani della Cornell University e dell’Università della California. Parallelamente, secondo gli esperti, ottenere tutto ciò che si desidera può essere meno gratificante di quanto si creda.
 
Rischi legati al prestito di denaro
Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California e dell’Harvard Business School (Usa), prestare denaro può avere effetti negativi su creditori e debitori. Nel primo caso, infatti, chi ha effettuato il prestito può arrabbiarsi se i suoi soldi vengono utilizzati dal debitore per l’acquisto di beni voluttuari e non necessari. Allo stesso tempo, chi ha ricevuto il denaro può essere infastidito dal controllo esercitato dal creditore sui suoi acquisti. “Il nostro lavoro dimostra che i prestiti interpersonali possono diventare un «campo minato emotivo» – spiega Noah Goldstein, che ha guidato la ricerca -, soprattutto per il creditore, quando il debitore fa acquisti voluttuari piuttosto che utili”.
 
I soldi non bastano mai
Con l’aumentare della ricchezza, il livello di felicità non cambia. È quanto emerge da uno studio, in via di pubblicazione, condotto dai ricercatori dell’Harvard Business School (USa), dell’Università di Mannheim (Germania) e della Yale University (Usa), secondo cui le persone ricche, per sentirsi felici, dichiarano che dovrebbero avere una quantità di denaro tre o quattro volte superiore a quella che possiedono. “I ricchi – spiega Michael Norton, che ha coordinato la ricerca -, che possiedano un milione o 10 milioni di dollari, non appaiono più felici se le loro ricchezze aumentano”.

Da: Salute24/ il sole 24 ore

Precedente La green economy di Renzi? Più trivellazioni, meno rinnovabili Successivo Milano, povero italiano cacciato dal dormitorio: “qui ospitiamo solo siriani e africani”