EURODITTATURA E POLITICI MASSONI SERVI DEI ROTHSCHILD RESPONSABILI DEL DISASTRO NELLE ZONE TERREMOTATE

Niente, più delle immagini dei soccorritori che nella notte – ramponi ai piedi e armati di sola torcia elettrica – si fanno spazio per due chilometri per poter soccorrere, a mani nude, gli sventurati sepolti sotto la neve in un hotel di montagna, rende meglio delle condizioni in cui versa oggi l’Italia.

Una intera nazione che si arrende senza nemmeno un minimo segno di reazione, al freddo e alla neve. Uno Stato che ammaina mestamente il tricolore e lascia al Generale Inverno innalzare la bandiera bianca della resa incondizionata al maltempo. Un’ intera classe dirigente che per tre o  quattro giorni si eclissa, per poi ricomparire in TV a pontificare, come se nulla fosse accaduto, ma con l’unica preoccupazione di dettare l’agenda della comunicazione. Lasciando nella tormenta, soli e abbandonati a se stessi i suoi figli. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo, dicono che siamo una nazione indegna di essere annoverata tra quelle civili. Una ferita profonda che, temo, lascerà a lungo il segno. La narrazione che dovrebbe passare e far breccia è quella dello straordinario ed eccezionale evento e cioè una tempesta di neve a gennaio, nel cuore dell’Appennino. Quella che, al contrario, in realtà dovrebbe essere la norma. Una viabilità praticamente azzerata anche nella principali arterie di collegamento, infrastrutture obsolete che cedono e lasciano al buio e senza acqua, per giorni, migliaia di cittadini. Una protezione civile – già duramente messa alla prova  dalle scosse di terremoto – che, mentre emetteva bollettini di tempeste, non riusciva a mettere in campo le opportune e necessarie misure di prevenzione.

Effetti prevedibilissimi che hanno una sola causa: lo scientifico abbandono, da parte dello Stato dei territori montani. I tagli lineari, i parametri di Mastricht, il pareggio di bilancio, hanno condotto, nel corso degli anni, a questo risultato. Prima o poi, qualcuno avrebbe dovuto pagare il conto di tanta incuria ed abbandono. È capitato a noi. Agli allevatori che sono morti di freddo perché non c’erano le turbine. A chi, più fortunato, è restato chiuso in casa bloccato dalla neve senza luce, ma con pochi viveri se l’è cavata…manco vivessimo in pieno medio evo. Il depauperamento dei territori montani (notoriamente non un serbatoio di voti) procede silenziosamente da anni, indipendentemente dal colore politico dei governi che si sono succeduti. Presidi ospedalieri ridotti al lumicino, servizi dimezzati, sportelli che si chiudono. Poi improbabili riforme, effettuate in nome di una demagogia montante, hanno privato questi territori di quei necessari ed indispensabili anticorpi che avevano garantito i livelli minimi di assistenza. L’abolizione delle Province ed il contestuale passaggio all’ANAS di milioni di chilometri di strade si è rivelata esiziale. Lo abbiamo visto tutti. Ci hanno trattato come fossimo, appunto, figli di un dio  minore.

Abbiamo assistito in diretta al dramma che ha dei responsabili politici chiari e determinati. Quindi registriamo anche il fallimento di una classe politica inetta e dannosa che,  facendo leva sul concetto già demenziale di rottamazione, ha prodotto guasti irreparabili in un tessuto sociale già indebolito dalla crisi economica. L’apologia della semplificazione di questioni serie e complicate si è infranta banalmente nel maltempo. Una tempesta di neve, per quanto vigorosa è, in fondo, pur sempre un evento naturale. E ci ha riportati tutti nella realtà. Quella vera. Dura e complicata della quotidianità appenninica. Stavolta però eravamo a mani nude e, impotenti, abbiamo visto in faccia il volto del fallimento mentre la neve ci sommergeva. Armati di pala e scarponi, come nei secoli scorsi, ciascuno ha dovuto spalare la propria rotta, semplicemente perché lo Stato non c’era più. Era svanito sotto i colpi di fanfaronate che però hanno azzerato risorse economiche, energie e uomini. Un suicidio collettivo che mi auguro si possa e si sappia analizzare in futuro e a freddo in tutta la sua gravità. Cosa che, a caldo, il presidente Ceriscioli non è nemmeno riuscito ad intuire. Invece di presentarsi in TV balbettante a dirci che la neve e il terremoto erano un mix catastrofico (con tutto il rispetto ci era arrivato pure il colto e l’inclita), avrebbe – incazzatissimo – dovuto chiedere la testa dei responsabili. Dei vertici dell’ANAS che, nel dubbio, ha chiuso pure la 77. Dell’ENEL che, nel 2017 ha lasciato al freddo e al buio migliaia di cittadini. Della Protezione Civile che si è mossa tardivamente. Presidente Ceriscioli, lei rappresenta quasi un milione e mezzo di cittadini. Una comunità notoriamente silenziosa e laboriosa. Gente che, sia detto per inciso, paga tra tasse, imposte e balzelli diversi quasi la metà dei suoi guadagni allo Stato. Credo che per il trattamento che lo Stato gli ha riservato in questa circostanza, meritassero da parte sua,  qualche parola in più a loro difesa che non delle banalità infantili e disarmanti.

Evidentemente mi sono sbagliato  io, oppure lei si è espresso male…

 

da nomassoneriamacerata

Precedente CREMATO SENZA AUTOPSIA IL GIORNALISTA TEDESCO CHE AVEVA DENUNCIATO COME I SUOI COLLEGHI FOSSERO A LIBRO PAGA DELLA CIA Successivo Tina Anselmi: la Massoneria si è impadronita delle istituzioni