Che erba si vende nelle piazze italiane? Un’analisi svela concentrazioni di Thc e sostanze da taglio

Cosa vi fanno fumare? Questo il titolo dell’inchiesta pubblicata dalla rivista Il Test sul numero di dicembre, appena uscita in edicola. Gli inviati della testata sono andati ad acquistare erba in alcune piazze italiane ed hanno portato ad analizzare ciò che gli è stato venduto al Csf, un laboratorio chimico specializzato in investigazione scientifica, che ha analizzato i campioni per identificarne le concentrazioni di principio attivo e per riscontrare l’eventuale presenza di erbicidi o altre sostanze nocive.

ALTO THC, BASSO CBD. A parte in un caso, riscontrato a Monza, i tipi di cannabis che hanno acquistato risultavano tra loro abbastanza simili e accomunati da una tendenza in comune: concentrazione di Thc piuttosto alta e bassa concentrazione di Cbd. Tradotto significa che si tratta di varietà di cannabis che producono alti effetti psicotropi, ma non possiedono al loro interno adeguate concentrazioni di cannabidiolo, il principio attivo che mitiga gli effetti del Thc ed è responsabile del rilassamento cerebrale e muscolare che dona le riconosciute proprietà terapeutiche alla cannabis.

MEZZO GRAMMO PER 10 EURO. Venendo ai casi specifici, i giornalisti della rivista Il Test hanno fatto analizzare l’erba acquistata nelle seguenti località: due differenti zone di Roma (piazza Termini e Pigneto), Perugia, Napoli, Torino, Milano e Monza. Ovunque hanno speso 10 euro ottenendo in cambio quantità di erba di circa mezzo grammo, a parte Milano dove hanno ottenuto 0,7 grammi e Perugia, dove con 10 euro gli è stato ceduto 1 grammo. Le concentrazioni di Thc erano ovunque attorno al 10%: massima concentrazione riscontrata nell’acquisto al quartiere Pigneto di Roma (11,34%) e minima a Torino (9,72%). A fare eccezione l’erba acquistata a Monza, contenente solo il 2,32% di Thc.

SI COLTIVA INDOOR CON SEMI SELEZIONATI. A parte il caso di Monza, tutte le varietà di cannabis acquistate secondo gli analisti “paiono provenire da coltivazioni indoor” e sarebbero il frutto di semi “che hanno subito una selezione genetica intensa, in grado di farle crescere velocemente sviluppando dosi piuttosto alte di Thc”. Insomma, l’inchiesta sembra confermare come ormai lo spaccio di cannabis si basi in grossa parte sulle autocoltivazioni e non più sulle importazioni, utilizzando semi provenienti dalle seed bank, le quali da anni mettono in vendita semi capaci di sviluppare in poche settimane infiorescenze con alte concentrazioni di principio attivo.

NON RISULTANO SOSTANZE TOSSICHE. Una buona notizia arriva dalle analisi svolte alla ricerca di sostanze nocive e da taglio. Se un’analoga analisi prodotta alcuni mesi fa in Svizzera aveva mostrato la presenza di lana di vetro, acetato di piombo e lacca, sui campioni testati da questa nuova inchiesta non sono state rilevate sostanze nocive. Inoltre sono risultati assenti anche i pesticidi, un fattore che, secondo Oscar Ghizzoni, responsabile del team che ha analizzato i campioni, “non meraviglia più di tanto, perché se un tempo trovavamo spesso residui di fitofarmaci ed erbicidi, ormai non è più così, in quanto si è lavorato molto sulla resistenza genetica ai parassiti e la produzione in serra, sempre più diffusa, aiuta la protezione delle piante”.

da dolcevitaonline

Precedente Terremoto Amatrice: Lo Stato non risarcirà i danni dovuti alla calamità naturale, ecco perchè… Successivo La valvola antisismica di Pier Luigi Ighina: è in “test” a Reggio Calabria, basterà per evitare i terremoti?