Dall’Aspromonte al Pollino fino al Gargano, la storia dei briganti non morirà mai

“Ma quali delinquenti? L’appena nato Regno d’Italia ha combattuto una vera e propria rivolta popolare…”

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Mentre la storia ufficiale ricorda questi personaggi, i briganti che hanno dato filo da torcere all’esercito piemontese durante il Risorgimento, come assassini crudeli e ladri, le storie arrivate fino a noi dai nostri bisnonni invece dicono tutt’altro, come del resto raccontano tutt’altra storia i testi delle vecchie canzoni polari e i libri di “storia non ufficiale”.

Qui la canzone “Vulesse addeventare nu brigante” tra i versi di questa canzone troviamo questa simpatica frase: “Vulesse addeventare na palomma pe’ putere libero vulare e ‘nguacchiare li divise a tutti i piemuntesi”.  Tradotto: “vorrei diventare una colomba per essere libero di volare e defecare sulle divise dei piemontesi”. Che amore profondo verso chi voleva unificare il paese eh?  Tra gli altri versi spicca anche questo che riporto già tradotto: “Vorrei diventare un tamburo per svegliare tutta questa gente che non ha capito niente e ci sta a guardare”, perché la parte del popolo che resta a guardare e permette a chi sta al potere di fare i suoi porci comodi c’è da sempre, tutt’ora restano a guardare mentre il mondo cade a pezzi. Ecco la canzone:

Un altra canzone, meno conosciuta ma non meno veritiera è “O brigante” dove tra i versi del testo spunta questa frase che per quanto mi riguarda racchiude un messaggio profondo, “nei giorni che verranno racconteranno del brigante, di quel delinquente che scendeva dai monti, tralasciando di dire la cosa più importante, quando e perché è salito sui monti con tutti i suoi fratelli”. 

L’ultima canzone che voglio riportare è “la ballata del brigante“, questa canzone racchiude nel testo la vera storia del brigante lucano Antonio Franco, infatti basta fare una breve ricerca su internet per trovare la biografia di Antonio Franco riportata tra l’altro anche da Wikipedia che la racconta basandosi comunque sulla “storia ufficiale”. Questo brigante è tutt’ora amato dal suo popolo, simbolo della rivolta popolare e chiaro esempio della cattiva giustizia dell’epoca, la canzone si conclude con questa frase: “cari signori se non lo avete capito, delinquente nessuno c’è nato!” 

Non voglio continuare con le splendide canzoni che parlano di briganti, ingiustizie e mala unitá, sono tantissime tra l’altro. Ritornando sul motivo principale e cioè la diffamazione dei briganti nella storia ufficiale non può trovare approvazione almeno per chi nel sud c’è nato, oltre i vari libri, per fortuna sempre più numerosi, che riscrivono la storia e ci raccontano la verità, non le solite balle, come ad esempio “Terroni di Pino Aprile” chi nasce al sud la verità la scopre fin da subito con i racconti tramandati fino ai giorni nostri, io stesso ricordo la mia bisnonna che mi parlava dello zio, o di suo suocero diventati briganti durante il Risorgimento, non ne ha mai parlato male, anzi io dai suoi racconti immaginavo questi personaggi come dei Robin Hood, in effetti i briganti erano tutti di famiglia povera e contadina, ed erano accolti a braccia aperte dal loro popolo, si, anzi ne sono sicuro, erano dei Robin Hood! Rubavano ai ricchi per dare ai poveri. È vero che erano violenti, ma c’è anche da dire che la violenza in quegli anni era “normale” per chi voleva far rispettare le leggi,  erano gli anni di teste mozzate, fucilazioni e impiccagioni pubbliche, dunque non c’è da meravigliarsi della loro risposta cruenta. C’è da dire che così come io tra gli avi ho dei briganti è così anche per una buona percentuale del popolo, soprattutto chi vive nei dintorni del Pollino e come me arriva da una famiglia contadina. Il numero di briganti stimato dalla storia ufficiale è di 85.000 persone ma in questa stima mancano i tanti civili non collegati direttamente alle bande principali, e qui il numero sale e non di poco, tanto è vero che le forze del Regno d’Italia su un organico di circa 250.000 uomini ne impiegarono 120.000 contro il brigantaggio. Ci rendiamo conto del numero? Forse allora non erano dei delinquenti dati alla macchia, il nuovo Regno non ha combattuto semplicemente contro dei “briganti” ma ha combattuto contro una vera e propria rivolta popolare, la classe più povera stanca di subire che si ribella, ecco perché tutta questa violenza, ecco perché interi paesi furono messi a ferro e fuoco dall’esercito, ecco perché il massacro di Pontelandolfo e Casalduni (una strage di rappresaglia compiuta dal Regio Esercito italiano ai danni della popolazione civile dei due comuni), ecco perché la legge Pica: nel video sottostante tratto dal film “Li chiamarono briganti” senza troppe parole viene illustrata come funzionava questa legge, dove qualsiasi persona sospettata poteva essere accusata di brigantaggio da un tribunale militare creato al momento è fucilato…a voi la visone

Tutta questa violenza da parte del nuovo Regno d’Italia ha un motivo e quel motivo è che il popolo aveva iniziato a ribellarsi, un grosso pericolo per il nuovo Regno infatti si stava spargendo a macchia in tutto il meridione e c’era la probabilità che in tutto il Regno si poteva accendere questo sentimento di odio, questo sentimento ribelle, questo sentimento popolare contro le ingiustizie che da sempre subiamo da parte del “potente” di turno che si limita a muovere dall’alto i fili delle sue marionette.

Qui le parole di un militare in servizio a Rossano in Calabria scritte in quegli anni tratte dal libro “atterite queste popolazioni” :

Chi ha vist o lupo e si mise paura nun sape buanu qual’è a verità”

Dopo l’unità d’Italia le alternative per il popolo meridionale erano due: “O brigante o emigrante”. Vi lascio con questa canzone dedicata a tutti gli emigranti, “Riturnella” .

Riturnella/rinnine significa rondine…simbolo di emigrazione

Tu rondine che vai mare su mare,
o ritornella,
Fermati quanto ti dico due parole…

Corro a gettare il sospiro in mare,
Per vedere se mi risponde il mio amore,
o ritornella,
Non mi risponde, no
è troppo lontano, o ritornella..

di S.M. per La verità di Ninco Nanco

 

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