ECCO COSA SUCCEDE QUANDO SI BEVE IL CAFFÈ A STOMACO VUOTO

Sappiamo tutti che il caffè ha i suoi vantaggi. Il caffè è una fonte importante di antiossidanti e può aiutare nella prevenzione di malattie pericolose come il cancro del colon.

Il caffè è una delle fonti alimentari più abbondante di antiossidanti naturali. Gli antiossidanti sono molecole che rallentano o prevengono i danni da radicali liberi. I Principali composti ad azione antiossidante sono gli acidi clorogenici che si formano dall’esterificazione di acidi fenolici (acido ferulico e acido caffeico) ed acido chinico.

Nel caffè verde sono molto numerosi e di diversa struttura e i processi di lavorazione ne riducono considerevolmente la presenza; tuttavia è possibile affermare che 100 ml di caffè contengono una quantità rilevante di acidi clorogenici: fino a 250 mg.

Alcuni studi scientifici hanno messo in evidenza che probabilmente sono proprio gli acidi clorogenici contenuti nel caffè che provvedono agli effetti preventivi su patologie come Parkinson e Diabete di tipo 2.

E’ del 2002 la pubblicazione – sull’autorevole Lancet – di uno studio condotto su vasta scala dal quale è emerso che la probabilità di sviluppare Diabete di tipo 2 si riducesse del 50% nei soggetti che consumavano quotidianamente una quantità ingente di caffè rispetto ai 2 caffè al giorno. Tali risultati hanno trovato conferma in successivi studi clinici su vasta scala e su soggetti monitorati per 12 anni: più aumentava il consumo di caffè giornaliero e minore era il rischio di sviluppare Diabete di tipo 2.

I risultati sembrerebbero dovuti all’azione protettiva che l’acido clorogenico e gli altri antiossidanti polifenolici attivano nei confronti dell’organismo: inibizione dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale e aumento del dispendio energetico. Tali effetti parrebbero addirittura maggiori con il consumo di caffè decaffeinato.

Infatti uno studio pubblicato nel 2006 su Archives of Internal Medicine, testando un vasto campione di donne in post-menopausa ha messo in luce che il consumo di 6 tazze di caffè decaffeinato al giorno può ridurre il rischio di Diabete di tipo 2 del 33% contro il 21% del caffè normale.

L’attività antiossidante dei polifenoli contenuti nel caffè sembrerebbe avere anche un effetto positivo sulla prevenzione delle malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson. Tuttavia tale effetto favorevole potrebbe essere attribuito anche alla presenza di caffeina. Lo studio di Ascherio condotto su 300mila soggetti ha mostrato come la caffeina riesca ad intervenire sulla tossicità dopaminergica, responsabile dei danni subiti dai neuroni della substantia nigra che regola gli impulsi all’attività motoria.

Anche la difesa della funzionalità cognitiva sembrerebbe da attribuirsi alle capacità del caffè. Lo dimostra uno studio di recente pubblicazione sull’European Journal of Clinical Nutrition dal quale emerge che il declino cognitivo si dimezzava nei soggetti che erano abituati a consumare almeno tre tazze di caffè al giorno. La tesi che il caffè è benefico per il cervello è stata presentata – nel 2006 – anche al meeting annuale della Psysiological Society: la caffeina sarebbe in grado di aumentare la frequenza di alcune onde cerebrali migliorando quindi memoria e apprendimento.

Anche la possibile insorgenza di patologie epatiche degenerative sembra trovi una difesa nel caffè. Studi scientifici hanno evidenziato che per ogni tazza di caffè giornaliera consumata risulta una diminuzione non indifferente del rischio di sviluppare cirrosi epatica. Una meta-analisi successiva ha anche esteso questi risultati ad altre gravi patologie come il carcinoma epatico.

La comunità scientifica italiana e internazionale concorda nel sostenere che il caffè consumato in dosi moderate e abitualmente (non oltre 300 mg di caffeina al giorno pari a circa 3-5 tazzine) può essere un aiuto importante nella prevenzione di patologie metaboliche e neurodegenerative. All’interno del regime alimentare giornaliero ha una buona influenza sulla sfera emotiva del soggetto e può contribuire alla salute. Il suo contenuto naturale in acidi clorogenici, anche parlando di decaffeinato, è tra le fonti dietetiche più abbondanti di antiossidanti. Pertanto un’assunzione maggiore di caffè, attraverso il decaffeinato, non può fare che bene.

Molti esperti però,concordano sul fatto che le proprietà antiossidanti che si trovano nel caffè possono causare reazioni avverse nel nostro corpo, soprattutto quando il caffè viene consumato a stomaco vuoto.

Per essere più precisi, una tazza di caffè nero a stomaco vuoto stimola la secrezione di acido cloridrico nel nostro apparato digerente, che è per lo più sentito da coloro che sono inclini a gastrite. Anche se avete uno stomaco in buona salute, non si può trascurare, che l’acido cloridrico è usato per decomporre cibo nello stomaco.

La maggior parte dei ricercatori sostengono che è meglio iniziare a consumare il caffè a distanza di un’ora dal risveglio e non prima di aver consumato perlomeno un pezzo di pane.

Il caffè non deve essere consumato subito dopo il risveglio perché in questo modo, il livello di cortisolo nel corpo è in rapida crescita.

Secondo un ricercatore l’orario ideale per prendere un caffè e assumere caffeina è tra le 9.30 e le 11.30 del mattino. Steven Miller, neuroscienziato e ricercatore dell’University of the Health Sciences di Bethesda, nel Maryland, che in un post del suo blog (The best time for your coffee) ripreso dal sito di Popular Science, spiega che scegliere il momento giusto del giorno in cui bere caffè allontana il rischio di sviluppare assuefazione e dipendenza dalla caffeina. Tutto sarebbe collegato al cortisolo, un ormone i cui livelli sono molto alti proprio di primo mattino – dopo il lungo digiuno notturno – e che attiva il nostro sistema di allerta e ci “tiene svegli”. Secondo Miller, le persone che bevono caffè quando i loro livelli di cortisolo sono elevati, tra le 8 e le 9, sviluppano una assuefazione alla caffeina, il che significa che diventa meno efficace.

Quindi meglio bere il caffè dopo, nella fascia oraria tra le 9.30 e le 11.30, quando il livello di cortisolo cala fisiologicamente, per prepararsi al picco successivo che avverrà tra le 12.00 e le 13.00. Secondo Miller, dunque, è durante questo calo dei livelli di cortisolo che si otterrebbe il massimo beneficio dalla caffeina nel caffè, perché incoraggia la produzione di cortisolo. Anche se, riconosce lo scienziato, i livelli di cortisolo in diversi momenti della giornata variano da persona a persona, per cui il momento migliore della giornata per bere un caffè differisce anche tra le persone. E, se proprio faticate a tirarvi su, il ricercatore suggerisce di esporsi il più possibile alla luce naturale: in questo modo, attraverso i segnali luminosi captati dalla retina verrà stimolato un più rapido rilascio di cortisolo che, da solo, potrebbe funzionare, in attesa del nostro primo bel caffè. Il suggerimento finale è quindi quello di evitare di bere il caffè a stomaco vuoto e soprattutto evitarlo se si soffre di problemi gastrici.

Fonte: http://curarsiconlatanura.blogspot.it

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