Alimentazione: la consapevolezza piega anche le multinazionali

Sta diventando davvero lungo l’elenco delle aziende che hanno deciso di non utilizzare più l’olio di palma nelle proprie produzioni alimentari. Olio di palma che negli ultimi anni era diventato onnipresente in una ampia varietà di prodotti, dai crackers e le fette biscottate fino a biscotti, pasticceria, dolci ed una impressionante varietà di prodotti.

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La campagna contro l’olio di palma

L’olio di palma non è certo un toccasana per la salute, specialmente in grandi quantitativi, che possono essere assunti anche inconsapevolmente da chi non consulta le etichette di quello che mangia. Olio di palma che è accusato della deforestazione selvaggia, anche se in questo ambito si sono creati consorzi che ne garantiscono una provenienza meno invasiva per il pianeta.

Fatto sta che dal basso negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anche mediante blog e condivisioni di profilo in profilo sui social, e questo ha indotto numerose aziende ad eliminarlo e sostituirlo con altri ingredienti.

 

L’opinione pubblica e le scelte dei cittadini condizionano i mercati

Nel tempo del liberismo selvaggio, l’unica regola delle aziende è quella di produrre più profitto possibile, rispettando le normative in vigore. In un paese dove la gente è poco attenta a quello che mangia, e si concentra unicamente sul gusto dei prodotti, le aziende sono spinte a renderli più gustosi possibile, anche a costo di sacrificarne la salubrità. Dopotutto è ciò che chiede il mercato. Ma laddove l’opinione pubblica è attenta ed un numero consistente di persone evitano un determinato prodotto, le aziende corrono ai ripari per non perdere quote di mercato, e per rispondere alle esigenze della propria clientela.

 

Occhio alle “sigle strane” indicate nelle etichette

Numerosi prodotti elaborati e confezionati contengono conservanti, insaporitori e aromi artificiali, regolatori della sapidità, coloranti, o altri elementi. Prodotti il cui uso è ovviamente lecito, e certamente non è dannoso nel breve periodo, mentre il discorso cambia se una persona mangia quotidianamente prodotti che contengono additivi. Alcuni sono molto utilizzati, come il glutammato monosodico. E’ bene limitare il consumo dei prodotti che contengono molti additivi e quelle che molti considerano “sigle strane”.

 

Una coscienza alimentare collettiva cambierebbe le cose

Ad oggi coloro che stanno attenti alla propria alimentazione sono una minoranza delle persone. Appare incredibile pensare che milioni di persone introducano quotidianamente cibo nel proprio organismo senza curarsi di informarsi sugli effetti, su quali malattie comporta una cattiva alimentazione, eppure è così.Quando il numero delle persone attente all’alimentazione aumenterà – e questo sta avvenendo – le aziende saranno costrette a prestare maggiore attenzione alla salubrità dei prodotti.

E non si tratta di essere vegani o vegetariani o meno, in quanto anche un onnivoro può giustamente tutelare la sua salute evitando, per esempio, di mangiare molto spesso prodotti pieni di additivi, in particolare nei cibi precotti ce ne sono moltissimi. Una sana e corretta alimentazione è indubbiamente alla base della salute umana: è incredibile che nelle scuole non ci sia un programma di formazione alimentare adeguato.

da rimedionaturale

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