Fino a due anni per una visita: la vergogna della malasanità

Presentato il Rapporto Pit Salute. Cresce il numero di italiani che per curarsi scelgono il privato. Ovviamente se possono permetterselo

Ticket cari, tempi di attesa lunghissimi, difficoltà nell’accesso alle cure: gli italiani devono sopportare questo e molti altri problemi quando si rapportano con la sanità pubblica. A certificarlo è il 17° Rapporto Pit Salute “(Sanità) in cerca di cura”, presentato a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Su oltre 24mila segnalazioni quasi un quarto (23,7%, +5,3% rispetto al 2014) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate da liste di attesa (58,3%, -16% sul 2012), peso dei ticket (31,4%, +21%) e dall’intramoenia insostenibile (10,1%, – 5,3%). Quello che allontana sempre più i cittadini dalle cure e dalla sanità pubblica è il peso dei ticket: obbligati a “sopportare” la lista di attesa si rinuncia all’intramoenia (prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale).

 

Ma quanto si deve aspettare per una visita o un intervento chirurgico? Ovviamente dipende dai casi (e dalle strutture sanitarie). Si può arrivare fino a due anni per un intervento all’ernia del disco o per le vene varicose, venti mesi per una visita psichiatrica e 14 per una mammografia. Qualcosa di meno per una Tac (un anno). Undici mesi per una colonscopia, 10 per un ecodoppler, otto mesi per un’ecografia, 9 per farsi vedere dall’oculista, sei per l’oncologo.

 

“I cittadini oggi hanno bisogno di un SSN pubblico forte – dice Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanza attiva – che offra le risposte giuste al momento giusto e che non aggravi la situazione difficile dei redditi familiari. È un punto di partenza imprescindibile per impostare la cura appropriata per il SSN, che non può essere messa a punto senza il coinvolgimento delle organizzazioni dei cittadini. Dobbiamo innanzitutto ridurre i ticket, scongiurare nuovi tagli al Fondo sanitario nazionale e governare seriamente i tempi di attesa di tutte le prestazioni sanitarie, e non solo di alcune come accade ora, mettendo nero su bianco un nuovo Piano di Governo dei tempi di attesa, fermo al 2012”.

Sulle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, le segnalazioni sui lunghi tempi di attesa restano ancora al vertice delle preoccupazioni dei cittadini: a lamentare le liste di attesa è il 58,5%, quasi ugualmente ripartite fra esami diagnostici (34,1%), visite specialistiche (31,4%) e interventi chirurgici(27,1%). Il secondo ostacolo all’accesso alle prestazioni è rappresentato dal problema dei ticket, in forte aumento di più di 20 punti in percentuale dal 10,3% del 2014 al 31,4% del 2015.

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